Un vasto blitz antidroga condotto dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria ha portato alla scoperta e al sequestro di dieci piantagioni di marijuana nella provincia reggina. L'operazione, avvenuta il 7 ottobre 2026, ha permesso di individuare oltre 4.500 piante di cannabis, pronte per essere immesse sul mercato illecito. L'attività investigativa è stata realizzata in stretta sinergia con le componenti specialistiche del Corpo e sotto la direzione delle Procure della Repubblica di Reggio Calabria e Locri.

Le coltivazioni illecite sono state localizzate in tre distinte aree del territorio provinciale.

Cinque delle piantagioni si trovavano nel comune di Caulonia, mentre altre quattro erano situate nell’area di Polsi, all'interno del territorio di San Luca. Una decima coltivazione è stata rinvenuta nei pressi dell’antico borgo abbandonato di Ghorio di Roghudi, nella suggestiva valle della fiumara Amendolea. Tutte le zone scelte per le piantagioni erano caratterizzate da un elevato isolamento e da una particolare impervietà, lontane da qualsiasi centro abitato e coperte da una fitta vegetazione, rendendo l'accesso estremamente difficile.

I siti individuati e le tecniche di coltivazione

I finanzieri del Gruppo di Locri hanno operato in contesti boschivi e montani, spesso raggiungibili solo attraverso percorsi impervi e a piedi.

La conformazione del territorio ha richiesto un notevole sforzo logistico e fisico per raggiungere i siti. Le piante di marijuana, in molti casi, avevano già superato i tre metri di altezza e si trovavano in una fase avanzata di crescita, caratterizzata dalla presenza di abbondanti infiorescenze, indice di una imminente raccolta.

Le coltivazioni erano organizzate con una notevole cura e professionalità, disposte in numerosi filari. In ogni sito sono stati scoperti sofisticati impianti di irrigazione a goccia, collegati a complessi sistemi di tubature. Questi erano stati predisposti per garantire un apporto idrico costante e mirato alle piante, ottimizzando la crescita. In alcune delle aree sequestrate, l'erogazione dell'acqua era addirittura regolata automaticamente tramite temporizzatori meccanici.

Questo sistema avanzato assicurava una completa autonomia alle piantagioni, eliminando la necessità di interventi manuali frequenti e riducendo il rischio di essere scoperti.

Materiali rinvenuti e valore sul mercato illecito

Nel corso delle operazioni di sopralluogo e sequestro, sono stati rinvenuti anche diversi materiali utili alla coltivazione, tra cui fertilizzanti specifici e strutture di recinzione, utilizzate per proteggere le piantagioni da occhi indiscreti o animali. La presenza di filari ben strutturati, tubazioni, sistemi di irrigazione avanzati e dispositivi di temporizzazione ha evidenziato una gestione altamente organizzata e professionale delle coltivazioni di cannabis scoperte tra Caulonia, Polsi/San Luca e Ghorio di Roghudi.

Questo denota una chiara intenzione di massimizzare la produzione e gli introiti illeciti.

Secondo le stime elaborate dalla Guardia di finanza, lo stupefacente che sarebbe stato ricavato dalle oltre 4.500 piante sequestrate avrebbe potuto generare, una volta lavorato e immesso sul mercato illecito per la vendita al dettaglio, introiti che si sarebbero avvicinati ai sette milioni di euro. L'operazione rappresenta un duro colpo per le organizzazioni criminali dedite al traffico di droga nella regione, interrompendo una significativa filiera di produzione e distribuzione di sostanze stupefacenti.