Il Tribunale di Udine ha pronunciato la sentenza di primo grado nel significativo processo a carico di cinque imputati, ritenuti membri del cosiddetto clan Braidic. Le condanne complessive ammontano a 39 anni e 8 mesi di reclusione, inflitte per una serie di gravi accuse che includevano l'associazione a delinquere, finalizzata a commettere furti, rapine, riciclaggio e diversi reati finanziari. Un aspetto saliente della decisione giudiziaria è stata la disposizione della confisca di Villa Giuseppe a Pradamano, un bene immobiliare identificato come cruciale nelle presunte attività illecite del gruppo.

Il procedimento ha esaminato un totale di 17 episodi contestati, sebbene alcuni capi d'accusa siano stati estinti a seguito di remissione di querela.

Il collegio giudicante, composto dalle giudici Carla Missera (presidente), Giovanna Zingirian e Concetta Bonasia, ha riconosciuto l'aggravante del vincolo associativo, sottolineando la natura organizzata delle condotte. Le pene comminate si discostano in modo significativo dalla richiesta complessiva avanzata dal pubblico ministero Andrea Gondolo, il quale aveva sollecitato una pena di 70 anni di reclusione per gli imputati coinvolti nel dibattimento.

Le pene inflitte ai cinque imputati

Nel dettaglio delle condanne individuali, Claudio Braidic, pur essendo stato inizialmente indicato come capofamiglia, non è stato riconosciuto come capo dell'organizzazione criminale e ha ricevuto una pena di 8 anni e 9 mesi di reclusione.

La condanna più severa è stata inflitta a Thomas Braidic, pari a 8 anni e 10 mesi. Per Tatiana Braidic, la sentenza ha stabilito una pena di 6 anni e 8 mesi. Il suo compagno, Manuel Braidic, dovrà scontare 7 anni di reclusione. Infine, Katerina Kari, compagna di Thomas, è stata condannata a 8 anni e 5 mesi.

Le informazioni sul procedimento hanno permesso di identificare Tomas Braidic come un 31enne residente a Buttrio, Claudio Braidic come un 55enne di Pradamano, e Caterina Kari come una 34enne anch'essa di Buttrio. Manuel e Tatiana Braidic sono stati invece indicati come 35enni residenti a Pradamano. Le accuse contestate agli imputati a vario titolo spaziavano dall'associazione a delinquere alla sostituzione di persona, dal riciclaggio all'autoriciclaggio, fino ai reati di furto e rapina.

È opportuno evidenziare che numerosi episodi relativi a reati contro il patrimonio, in particolare furti e truffe, sono stati archiviati a seguito della remissione di querela da parte delle vittime.

Confische e patrimonio sequestrato nell’inchiesta

L'inchiesta che ha condotto a queste pronunce giudiziarie aveva già comportato il sequestro di numerosi beni ritenuti direttamente riconducibili alle attività illecite del gruppo. Tra questi, assume particolare rilievo Villa Giuseppe a Pradamano, un immobile che, secondo le risultanze investigative, veniva impiegato strategicamente per attirare e truffare le vittime. La sentenza ha ora confermato in via definitiva la confisca di questi beni sequestrati, con l'unica eccezione di un immobile situato a Manzano, per il quale è stata disposta la restituzione ai legittimi proprietari.

Nel più ampio quadro patrimoniale collegato all'indagine e al processo, oltre alla menzionata Villa Giuseppe, rientravano anche un ufficio ubicato a Buttrio e gli immobili precedentemente sequestrati a Manzano, per i quali, come specificato, è stata ordinata la restituzione.