La Procura di Lecce ha richiesto l'archiviazione del procedimento penale avviato a seguito dell'esposto-denuncia presentato dalla sindaca Adriana Poli Bortone. L'azione legale era stata intrapresa contro gli autori di numerosi commenti offensivi e ingiuriosi pubblicati sui social media, apparsi in rete dopo il furto subito nell'abitazione della prima cittadina durante la scorsa estate. La notizia di questa richiesta di archiviazione è stata diffusa il 10 ottobre 2026, e fa riferimento al documento firmato dalla pubblica ministera Roberta Di Filippo.

Il procedimento in questione si è concentrato sui messaggi apparsi online, in particolare quelli successivi all'episodio del furto nella residenza della sindaca. Tra le espressioni considerate offensive e contestate nel corso dell'indagine, figuravano frasi esplicite come “Tra ladri non ci si tocca” e “hanno fatto bene”. La ricostruzione del caso ha evidenziato come l'esposto della sindaca fosse strettamente collegato alla diffusione di tali commenti sui social network e alla necessità di valutarne la rilevanza penale, considerando il peculiare contesto digitale in cui erano stati pubblicati.

La valutazione della Procura sul contesto social

Secondo la valutazione della pm Roberta Di Filippo, le espressioni oggetto di contestazione non integrerebbero i reati di diffamazione aggravata né di lesione della reputazione.

La richiesta di archiviazione motiva questa posizione analizzando il contesto dei social media, descritto come uno spazio in cui le frasi devono essere interpretate e valutate in relazione alle specifiche modalità con cui si sono generate e diffuse. La Procura ha infatti sottolineato come si tratti di “un contesto di deresponsabilizzazione proprio delle cosiddette 'piazze virtuali'”, un ambiente che favorisce una minore ponderazione delle parole e delle loro conseguenze.

Un passaggio significativo della richiesta di archiviazione riguarda inoltre il delicato equilibrio tra la tutela della reputazione individuale e il diritto di critica, specialmente quando la persona offesa ricopre un ruolo politico.

Nel testo della richiesta, si afferma chiaramente che “la reputazione dell'esponente politico, pur restando pienamente meritevole di tutela, tollera un più ampio esercizio di diritto di critica rispetto a quella del comune cittadino”. Questa considerazione evidenzia come la posizione pubblica e l'attività politica comportino una maggiore esposizione al giudizio e alla critica, ampliando i margini entro cui determinate espressioni possono essere considerate legittime. La valutazione della Procura si è dunque focalizzata sulle specifiche espressioni pubblicate online, sul loro peculiare contesto digitale e sulla posizione pubblica della sindaca.

Il procedimento legale e l'annuncio di opposizione

La complessa vicenda giudiziaria ha coinvolto un numero considerevole di persone, precisamente 76 individui, identificati come gli autori dei commenti incriminati. La sindaca Adriana Poli Bortone aveva inizialmente richiesto un significativo risarcimento economico, pari a 500.000 euro, per i danni morali e di immagine derivanti dai messaggi diffusi dopo il furto nella sua villa di famiglia. Tra i commenti più gravi e lesivi, alcuni utenti avevano apertamente attribuito alla sindaca l'appellativo di “ladra” e avevano espresso giudizi positivi sull'episodio del furto, definendolo “una bella notizia”. Tutti questi elementi rientrano nel perimetro del procedimento nato dall'esposto della sindaca, al quale la legale Francesca Conte ha già annunciato formalmente la propria opposizione, come anticipato nel sottotitolo dell'articolo.