Il 9 ottobre 2026, a Napoli, il Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) ha eseguito due importanti provvedimenti di confisca di prevenzione. Le misure hanno colpito un patrimonio stimato in oltre 1 milione e mezzo di euro, coinvolgendo due fratelli imprenditori attivi nel settore del calcestruzzo e un pubblico ufficiale. I beni sottoposti a confisca includono società, immobili e rapporti finanziari. I due imprenditori erano già stati arrestati nel 2014 e successivamente condannati per la loro contiguità con il clan Belforte di Marcianise, in provincia di Caserta.

Il pubblico ufficiale, invece, è ritenuto organicamente legato al clan dei Casalesi.

I provvedimenti sono stati emessi dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, specificamente dalla Sezione Misure di Prevenzione, in applicazione del Codice Antimafia. Tali confische scaturiscono da due distinte proposte avanzate dal Direttore della Dia. L'azione mira a colpire patrimoni ritenuti illecitamente accumulati, riconducibili ai soggetti destinatari delle misure. Le indagini economico-patrimoniali che hanno preceduto la confisca hanno infatti evidenziato significative sproporzioni tra le capacità reddituali dichiarate e le effettive disponibilità patrimoniali e finanziarie dei soggetti coinvolti.

Il Sistema del Pizzo e l'Azienda del Calcestruzzo

Nel contesto del primo provvedimento, l'inchiesta penale che ha condotto alla confisca di prevenzione ha rivelato una modalità strutturata per la riscossione del "pizzo". Questa pratica estorsiva veniva attuata attraverso l'azienda dei due fratelli imprenditori, come emerso anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Il meccanismo, descritto dagli investigatori, si basava su un sistema di sovrafatturazioni: i costi delle forniture venivano artificiosamente aumentati rispetto al reale valore, permettendo così la creazione di fondi neri. Questi fondi erano poi destinati al pagamento delle estorsioni imposte dal clan.

Gli inquirenti hanno definito i due imprenditori come "le spie del pizzo", evidenziando il loro ruolo centrale.

Oltre alla gestione delle sovrafatturazioni, è stata contestata loro anche l'organizzazione di incontri tra membri del sodalizio camorristico e gli imprenditori vittime di estorsione. In numerose circostanze, gli imprenditori taglieggiati si rivolgevano direttamente ai fratelli per identificare i referenti del clan da contattare e, come si dice in gergo, "mettersi a posto" con le richieste estorsive.

La Confisca a Carico del Pubblico Ufficiale

Il secondo provvedimento di confisca ha riguardato un pubblico ufficiale, descritto come infedele. L'uomo era già stato oggetto di un fermo nel 2000, in relazione a reati di concorso in estorsione e associazione a delinquere di stampo mafioso. Anche in questo caso, il soggetto è ritenuto organicamente legato al clan dei Casalesi.