Ilaria Salis ha espresso viva soddisfazione per la decisione della Corte d’Appello di Milano, pronunciata il 13 ottobre 2026, che ha ufficialmente riconosciuto la nullità della sentenza di primo grado. Tale pronuncia si inserisce nel contesto di una causa che la vede contrapposta a due suoi ex collaboratori. In precedenza, un provvedimento del Tribunale aveva condannato Salis a versare loro un compenso mensile, in quanto la cessazione del rapporto era stata qualificata come licenziamento senza giusta causa.

L'europarlamentare di Avs ha posto un forte accento sulle irregolarità procedurali e sulle condizioni critiche in cui si sarebbe svolto il primo grado del giudizio.

Salis ha ribadito con fermezza di non aver avuto alcuna conoscenza del procedimento e, di conseguenza, di non aver potuto esercitare appieno il proprio fondamentale diritto alla difesa, né partecipare attivamente alle fasi del giudizio.

La decisione della Corte d’Appello

I giudici della Corte d’Appello di Milano, operanti nella sezione Lavoro, hanno pertanto accolto la richiesta di nullità che era stata avanzata dai legali di Ilaria Salis. La controversia ha avuto origine con due ex collaboratori che, nel marzo precedente, erano riusciti a ottenere un risarcimento complessivo di circa 300mila euro. Tale ingente somma era stata stabilita a seguito di un processo svoltosi in contumacia, il quale aveva qualificato l'interruzione del rapporto lavorativo come un vero e proprio licenziamento senza giusta causa.

L'annullamento della sentenza di primo grado comporta ora che il Tribunale dovrà necessariamente riesaminare l'intera questione e pronunciarsi nuovamente sul delicato tema del licenziamento dei due ex collaboratori. Il collegio della Corte d’Appello, presieduto dalla dottoressa Silvia Marina Ravazzoni, ha concentrato la propria approfondita analisi sulla nullità del verdetto di primo grado, contestata specificamente dai legali di Salis in relazione alle irregolari modalità di instaurazione del giudizio stesso.

La contestazione sulla notifica

La difesa di Salis ha fermamente argomentato che il verdetto iniziale fosse scaturito da un giudizio avviato tramite una notificazione di fatto inesistente.

Secondo l'accurata ricostruzione fornita dai legali, l'ufficiale giudiziario avrebbe effettuato un unico e insufficiente tentativo di notifica, nonostante fossero pienamente disponibili sia la residenza nota dell'eurodeputata sia un indirizzo PEC conosciuto e valido. Questa grave circostanza ha costituito la base fondamentale per sollevare la questione della contumacia inconsapevole di Ilaria Salis, impedendole di fatto di essere a conoscenza del procedimento e di potersi difendere adeguatamente in sede giudiziaria.

La posizione di Ilaria Salis è stata, fin dall'inizio, costantemente incentrata sull'impossibilità oggettiva di partecipare al procedimento giudiziario, un aspetto considerato fondamentale per la piena e corretta esplicazione della sua difesa.