Si è aperto a Torino il 1 ottobre 2026 il processo che rievoca il presunto caso di spionaggio ai danni di dipendenti della Kerakoll, azienda leader nel settore delle ceramiche e dell'edilizia con sede a Sassuolo. Sei persone sono state chiamate a giudizio, accusate a vario titolo di reati gravi quali associazione per delinquere, interferenze illecite, accesso abusivo a sistema informatico e falsificazione di comunicazioni. La vicenda si inserisce in un contesto investigativo più ampio, legato a presunte attività di dossieraggio e investigazione non autorizzata, che ha portato alla luce una complessa rete di azioni illecite.
La ricostruzione investigativa in aula
Durante l'udienza, uno dei carabinieri che hanno condotto le indagini ha fornito una dettagliata testimonianza, basandosi in larga parte sulle chat acquisite e attribuite ai principali protagonisti della vicenda. La deposizione ha permesso di ricostruire passaggi chiave dell'inchiesta. Tra i messaggi richiamati in aula, è emerso un dialogo significativo: “'Vikingo' mi ha detto che il nostro uomo ha lo stesso vizio di ...”, con un successivo riferimento esplicito al figlio di un politico di spicco. Il militare ha poi chiarito il significato di tale "vizio", spiegando che si riferiva all'abitudine di incontrare delle escort, un dettaglio che getta luce sulle dinamiche interne e sui tentativi di raccolta di informazioni sensibili.
Tra i sei imputati spicca la figura di Riccardo Ravera, un ex carabiniere noto per il suo nome in codice “Arciere” e per aver fatto parte della squadra che in passato arrestò il boss mafioso Totò Riina. Nel contesto del procedimento torinese, il pubblico ministero Giovanni Caspani ha indicato Ravera come l'amministratore “di fatto” di un'agenzia di investigazioni private. È stato sottolineato che Ravera non possedeva le abilitazioni necessarie per svolgere tale attività e che, nonostante ciò, avrebbe eseguito lavori specifici riguardanti la Kerakoll, ponendo interrogativi sulla legalità e l'etica delle operazioni condotte.
Episodi chiave e tentativi di screditare
Nel corso dell'udienza, sono stati richiamati anche diversi episodi che, pur non essendo formalmente oggetto di contestazione diretta nel capo d'accusa, sono stati presentati per delineare il contesto e l'ambiente in cui si sono sviluppate le vicende esaminate dai giudici.
Tra questi, è stato evidenziato un presunto tentativo, risalente al 2019, di screditare un dirigente della Kerakoll che ambiva al ruolo di direttore generale. Il piano prevedeva l'organizzazione di uno scandalo in Polonia, paese in cui l'azienda ha una filiale. Le chat acquisite fanno riferimento alla città di Lodz e menzionano un'agenzia locale che avrebbe potuto fornire due persone per accompagnare i soggetti indicati dagli interlocutori, suggerendo un'operazione mirata a compromettere la reputazione del dirigente.
Il carabiniere che ha deposto ha specificato che non è stato accertato se tale servizio sia stato effettivamente eseguito. Tuttavia, la narrazione ha proseguito indicando che alcuni mesi dopo questo episodio, il dirigente in questione lasciò l'azienda.
In una delle chat acquisite durante le indagini, è apparso un commento relativo alla sua uscita, un dettaglio che, sebbene non conclusivo, contribuisce a inquadrare la portata e le intenzioni dietro le presunte attività di spionaggio. L’episodio è stato presentato nel quadro delle r