Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella Di Ielsi e nonno di Sara Di Vita, è intervenuto il 7 ottobre 2026 in diverse trasmissioni televisive per commentare il tragico caso che ha visto la figlia e la nipote, madre e figlia, uccise con la ricina a dicembre a Pietracatella, in Molise. Le sue dichiarazioni hanno gettato nuova luce sul rapporto tra Antonella Di Ielsi e Gianni Di Vita, marito della donna e padre di Sara, suggerendo l'esistenza di tensioni e problemi all'interno della coppia.
Durante le interviste, Salvatore Di Ielsi ha espresso un profondo interrogativo sulla causa del dramma: “Perché è successo?
Magari per una schifezza. Per una donna si deve arrivare a questo?”. Queste parole hanno lasciato intendere possibili motivazioni legate a dinamiche personali complesse. L'uomo ha inoltre sollevato dubbi sulla natura isolata dell'accaduto, ipotizzando che il duplice omicidio non sia maturato senza la conoscenza o il coinvolgimento di altri elementi del contesto familiare. Le sue affermazioni richiamano la necessità di un'indagine approfondita sull'ambiente circostante alle vittime, per comprendere appieno le circostanze che hanno portato alla tragedia.
Le dichiarazioni sui rapporti familiari
Le interviste, andate in onda su programmi di rilievo come La Vita in Diretta di Rai Uno e Dentro la Notizia di Canale 5, hanno visto Salvatore Di Ielsi richiamare in modo diretto il rapporto tra Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi.
Le sue affermazioni hanno fatto riferimento a informazioni che egli stesso avrebbe appreso nel tempo e a presunti contrasti che, nella sua ricostruzione, avrebbero caratterizzato la vita coniugale della figlia. Questi dettagli, di natura strettamente personale e familiare, si aggiungono al quadro investigativo già complesso, fornendo spunti per la ricostruzione delle dinamiche relazionali pregresse.
Il fulcro della vicenda rimane il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, entrambe decedute a seguito dell'avvelenamento da ricina nella località molisana di Pietracatella. Le parole del padre e nonno delle vittime si inseriscono in un contesto di accertamenti sul veleno, sui rapporti tra le persone coinvolte e sulla meticolosa ricostruzione delle giornate che hanno preceduto i malori fatali, cercando di fare chiarezza su ogni aspetto della tragedia.
Gli sviluppi delle indagini
Nel corso delle indagini condotte dalla Procura di Larino, Gianni Di Vita si è recato il 29 settembre 2026 presso gli uffici della Questura di Campobasso. Questa è stata la terza volta in una singola giornata che Di Vita ha collaborato con gli inquirenti, consegnando spontaneamente due computer agli investigatori. In quella fase, è stato ufficialmente precisato che Di Vita non risultava iscritto nel registro degli indagati, sebbene la sua collaborazione fosse considerata un elemento importante per le ricerche.
Le attività investigative, che si inseriscono nel fascicolo aperto per duplice omicidio – al momento senza indagati specifici –, hanno interessato anche gli studi professionali di Gianni Di Vita, situati sia a Pietracatella che a Campobasso.
Durante queste operazioni, è stata sequestrata anche la borsa di Antonella Di Ielsi, un oggetto che potrebbe contenere elementi utili alle indagini. Gli accertamenti informatici sui dispositivi sequestrati mirano a recuperare dati preziosi per ricostruire rapporti, abitudini, eventuali annotazioni personali, comunicazioni, ricerche online e ogni altro elemento che possa essere collegato alla vita delle vittime e alle circostanze precise dei malori che hanno portato alla loro tragica scomparsa. L'obiettivo è delineare un quadro completo e dettagliato degli eventi.