Una complessa disputa sull’eredità di Maurizio Zamparini è approdata dinanzi al Tribunale di Busto Arsizio, in provincia di Varese. La vicenda giudiziaria, riportata da Milano il 1 ottobre 2026, vede al centro l’imprenditore friulano, noto per essere stato ex patron dei club calcistici di Venezia e Palermo, scomparso nel 2022 all’età di 80 anni. La contesa coinvolge direttamente i suoi quattro figli, nati dal primo matrimonio, e la sua seconda moglie.
Il Tribunale di Busto Arsizio ha prontamente disposto un doppio sequestro giudiziario sui beni che sono stati indicati dalle parti in causa.
La questione cruciale riguarda la reale consistenza del patrimonio lasciato da Zamparini: mentre l’asse ereditario finora sottoposto a inventario ammonta a circa 9 milioni di euro, le parti coinvolte nella lite ipotizzano un valore complessivo che potrebbe raggiungere l’impressionante cifra di 250 milioni di euro. Il giudice ha quindi sequestrato i beni per stimarne il valore effettivo, data la notevole discrepanza tra le stime.
La contesa sui testamenti e le richieste delle parti
I quattro figli di Zamparini – Silvana, Andrea, Diego Paolo e Greta – hanno sollevato contestazioni riguardo un testamento datato 31 agosto 2020. Essi avanzano una richiesta di tutela su beni stimati per almeno 37 milioni di euro, che ritengono essere riconducibili alla seconda moglie.
La loro richiesta cautelare è motivata dalla prospettiva che tali beni possano essere sottratti alla massa ereditaria destinata alla successione, alterando così la ripartizione legittima.
Dall’altra parte, la seconda moglie, Laura Giordani, fa riferimento a un testamento differente, redatto il 27 settembre 2020, e a una serie di documenti che sarebbero stati rinvenuti su un tablet appartenuto a Zamparini. Nella sua ricostruzione dei fatti, vengono incluse anche donazioni e intestazioni fiduciarie che il defunto imprenditore avrebbe effettuato a favore dei figli, per un valore complessivo indicato in circa 75 milioni di euro. A ciò si aggiungono passaggi societari e posizioni legate a “crediti da finanziamento soci”, elementi che complessivamente inciderebbero sulla valutazione finale dell’eredità.
Il provvedimento di sequestro giudiziario
La giudice civile Annarita D’Elia ha esaminato le istanze e ha accolto le richieste cautelari presentate da entrambe le parti. Ha quindi disposto il sequestro dei beni specificamente indicati, una misura essenziale per preservare il patrimonio durante l’intera durata del processo. L’obiettivo principale di tale provvedimento è impedire qualsiasi trasferimento o modifica dei beni che possa rendere più complessa o inefficace l’esecuzione della decisione finale del tribunale.
La responsabilità della gestione dei beni sottoposti a sequestro è stata affidata a un custode giudiziario, individuato nel commercialista milanese Gualtiero Terenghi. Tra i beni sequestrati alla seconda moglie figurano 37 milioni di euro in liquidità, la società Valle Silvana sas e la società cipriota Miposteria.