Maria Angela Distefano, moglie del gioielliere Guido Gianni, ha espresso profonda gratitudine al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la grazia parziale concessa al marito. Gianni, un gioielliere di Nicolosi, in provincia di Catania, era stato condannato a 12 anni e quattro mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante un tentativo di rapina avvenuto nella sua gioielleria. Il commento della signora Distefano, che ha definito il marito «il mio eroe» e ha dichiarato «mi ha salvato la vita», è stato rilasciato a Catania l’8 ottobre 2026, a seguito della firma del decreto di clemenza individuale da parte del Capo dello Stato.
Questo provvedimento ha riacceso la speranza per la famiglia, che da tempo attendeva un segnale di giustizia e umanità.
La signora Distefano ha ribadito il suo forte legame con il marito, definendolo il suo eroe e sottolineando come la richiesta di grazia fosse intrinsecamente legata al drammatico evento dell'aggressione. Con commozione, ha dichiarato: «Fino a ieri piangevo lacrime di dolore, oggi di gioia», evidenziando il sollievo e la felicità per il provvedimento presidenziale. Ha espresso il desiderio che il marito, oggi 66enne, possa tornare presto alla piena libertà, riflettendo sulle difficoltà e le sofferenze affrontate da Gianni. Interrogata specificamente sulla condanna, ha scelto di non soffermarsi sui dettagli giudiziari, concentrando l'attenzione sulla prospettiva imminente di rivedere il coniuge libero.
La grazia parziale e il residuo di pena
Attualmente, Guido Gianni si trova agli arresti domiciliari, una misura concessa per un differimento della pena dovuto a motivi di salute. Maria Angela Distefano ha ricordato l'importante iniziativa della raccolta firme avviata per la grazia e ha spiegato che, insieme al legale di famiglia, stanno attendendo il risultato dei conteggi precisi sugli anni ancora da scontare e su quelli estinti grazie al provvedimento presidenziale. La petizione per chiedere la grazia al presidente della Repubblica era stata lanciata nel 2022 sulla piattaforma Change.org, raccogliendo un ampio sostegno.
Il decreto di grazia ha specificamente estinto tre anni e due mesi di reclusione dalla pena complessiva.
Prima dell'intervento presidenziale, Gianni aveva già espiato un periodo di cinque anni e tre mesi della sua condanna. Di conseguenza, il residuo detentivo risulta ora inferiore a quattro anni, una condizione che apre la possibilità al Tribunale di sorveglianza di valutare l’eventuale applicazione dell’affidamento in prova al servizio sociale. Tale misura, che rappresenta un percorso di reinserimento, è prevista e regolamentata dall’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario.
Il caso giudiziario e le sue fasi
All’inizio dell’inchiesta, il gioielliere Guido Gianni era stato indagato per omicidio per legittima difesa. Tuttavia, durante le fasi processuali, i periti incaricati della ricostruzione dei fatti stabilirono che l’uomo, dopo una colluttazione iniziale con i rapinatori, li avrebbe feriti, ma che i colpi mortali sarebbero stati esplosi mentre i banditi erano già in fuga.
Per questi fatti, il pubblico ministero aveva originariamente richiesto una pena di 17 anni di reclusione, evidenziando la complessità e la gravità del quadro accusatorio che ha caratterizzato l'intero iter giudiziario.