Marina Berlusconi è intervenuta con fermezza sul processo fiorentino che vede imputato Salvatore Baiardo per calunnia, innescato dalle dichiarazioni del boss Giuseppe Graviano rese nelle aule del Tribunale di Firenze. Attraverso una lettera aperta datata 2 ottobre 2026, la figlia di Silvio Berlusconi ha espresso un giudizio netto, definendo il procedimento un caso emblematico in cui, a suo parere, «la giustizia si è capovolta». Questa affermazione sottolinea una profonda preoccupazione per le dinamiche processuali osservate.

Il punto centrale della contestazione di Marina Berlusconi riguarda la possibilità concessa a Graviano di rilanciare accuse pesanti contro due figure di spicco: Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

Tale contesto, secondo la sua analisi, si sarebbe svolto in assenza del minimo contraddittorio, elemento fondamentale per la correttezza di ogni dibattimento. Nella lettera, si legge chiaramente che Baiardo sarebbe «soltanto un pretesto», mentre i veri imputati, seppur non formalmente, sarebbero proprio Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Questa prospettiva evidenzia una percezione di strumentalizzazione del processo.

La critica si estende al modo in cui queste personalità sono state coinvolte nel procedimento. Marina Berlusconi ha denunciato un processo che considera «surrettizio», ovvero condotto con modalità indirette e non trasparenti, e che ritiene gravemente lesivo delle regole fondamentali dello Stato di diritto.

Ha evidenziato come questa impostazione abbia permesso di «trascinare sul banco degli imputati» chi, come Silvio Berlusconi, non poteva più esercitare il proprio diritto alla difesa, essendo venuto a mancare.

Il giudizio sul Tribunale di Firenze e le accuse contestate

Nel suo articolato intervento, Marina Berlusconi ha focalizzato la sua critica sulle dichiarazioni specifiche rese da Graviano nel contesto del Tribunale di Firenze. La lettera descrive un boss che, a suo giudizio, avrebbe assunto un ruolo quasi da pubblico ministero, rilanciando accuse definite «infami» e prive di un confronto diretto e adeguato. Per sintetizzare il suo severo giudizio sull'intero procedimento, Marina Berlusconi ha utilizzato l'espressione incisiva di «monumento all'ipocrisia giudiziaria», riferita esplicitamente al processo contro Salvatore Baiardo.

Questa formula intende evidenziare una profonda contraddizione tra i principi della giustizia e la pratica processuale osservata.

La vicenda giudiziaria è stata strettamente collegata da Marina Berlusconi ai nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. La lettera ha richiamato anche il persistente tema di presunti incontri e di capitali oscuri che sarebbero stati, secondo alcune narrazioni, all'origine della fondazione di Fininvest. Su questo punto, Marina Berlusconi ha categoricamente affermato che decenni di indagini approfondite, analisi di documenti e verifiche meticolose condotte nel corso degli anni non avrebbero mai prodotto prove concrete o riscontri validi a sostegno di tali asserzioni.

Questa dichiarazione intende smontare le basi di accuse considerate infondate.

Il documento, reso pubblico il 2 ottobre 2026, ha quindi ribadito la ferma contestazione di Marina Berlusconi al peso e alla natura delle affermazioni di Giuseppe Graviano nel procedimento fiorentino. La sua posizione pone l'accento sulla percezione di una giustizia che, in questo specifico contesto, apparirebbe distorta e priva delle garanzie fondamentali che dovrebbero tutelare ogni cittadino, anche post mortem, nel rispetto dello Stato di diritto.