Il vescovo di Aosta, Franco Lovignana, è intervenuto il 2 ottobre 2026 per fare chiarezza sulle polemiche scaturite da un post pubblicato sullo stato privato di WhatsApp del Segretario della Diocesi, riguardante l’Aosta Pride. L’intervento, rilasciato in un’intervista al Corriere della Valle d’Aosta, ha avuto lo scopo di precisare che il contenuto in questione non rappresenta la posizione ufficiale della Diocesi. Lovignana ha affermato con forza che tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale, “nella Chiesa trovano porte aperte”, collegando tale dichiarazione al protocollo con cui la Diocesi comunica le proprie posizioni pubbliche.
Il fulcro della controversia è un’immagine diffusa da Gilbert Turcotti, segretario della Diocesi, sul suo stato WhatsApp personale proprio nel giorno dell’Aosta Pride. Il post incriminato mostrava quattro bandiere arcobaleno disposte in modo da formare una svastica, accompagnata dal commento “Questione di prospettiva”. Sebbene il contenuto sia stato prontamente rimosso dall’autore, uno screenshot è circolato ampiamente, venendo ripreso da diverse testate della stampa locale. A seguito di ciò, Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride e vicepresidente di Arcigay Queer Vda André Zanotto, ha espresso una ferma contestazione dell’immagine, chiedendo al vescovo una presa di posizione chiara sulla rappresentatività di tale contenuto per la Diocesi.
La distinzione tra posizione personale e ufficiale della Diocesi
Monsignor Lovignana ha ribadito con chiarezza che “Il post non rappresenta la posizione della Diocesi”. Ha spiegato che la posizione ufficiale dell’istituzione viene espressa esclusivamente attraverso canali istituzionali ben definiti, quali la predicazione pubblica, i messaggi ufficiali, le lettere pastorali, le interviste rilasciate dal vescovo stesso e, quando ritenuto opportuno, tramite il rilancio da parte dell’Ufficio Stampa. Il vescovo ha ulteriormente specificato che, nel caso specifico, il contenuto del post non riflette in alcun modo né il pensiero né il modo di porsi della Diocesi e della Chiesa in generale, a prescindere dall’intento originale dell’autore.
Nel suo intervento, il vescovo ha scelto di non entrare nel merito specifico degli eventi legati all’Aosta Pride, preferendo richiamare il principio della libertà di espressione. Ha sottolineato, tuttavia, che tale libertà deve essere esercitata sempre nel rispetto di altri modi di pensare e di vedere la vita e il mondo. Ha collegato il dibattito alla fondamentale importanza della dignità personale e alla necessità impellente di non dividere le persone in categorie o etichette predefinite. Lovignana ha infine affermato di privilegiare il riferimento a persone concrete che vivono situazioni reali, talvolta con sofferenza e fatica, anziché soffermarsi su formulazioni astratte riguardanti le tematiche legate all’omosessualità.