La Guardia di Finanza di Ravenna, su delega del pm Raffaele Belvederi, ha eseguito il 6 ottobre 2026 perquisizioni e sequestri d’urgenza in nove province italiane. L’inchiesta “Mani d’oro”, avviata a Ravenna, ipotizza somministrazione illecita di manodopera, reati tributari e riciclaggio. I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno sequestrato liquidità, beni mobili e immobili per circa 37 milioni di euro, profitti illeciti dei reati tributari e di riciclaggio.

Maxi-sequestro e perquisizioni in nove province

Oltre 40 perquisizioni, disposte su due decreti del pm, hanno interessato Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce.

Al centro numerose società formalmente attive nelle costruzioni meccaniche. Secondo l’ipotesi investigativa, queste imprese avrebbero funzionato come serbatoi di manodopera per circa mille lavoratori, tra saldatori, carpentieri e operai d’officina, in gran parte di origine straniera.

I lavoratori venivano assunti o licenziati in base ai carichi di lavoro delle società operative. Per le Fiamme Gialle, il vantaggio consisteva in un risparmio fiscale e nella disponibilità continua di manodopera, aggirando i meccanismi del rapporto di lavoro dipendente. L’inchiesta indica inoltre società prive, di reale struttura operativa, usate per gestire personale in base alle commesse delle aziende.

Flussi di denaro illecito e il filone San Marino

L’indagine ha individuato un quadro esteso a livello nazionale, con indagati legati al riciclaggio delle somme incassate. Tra Napoli e Bergamo sono state individuate 155 società “cartiere”, utilizzate per emettere fatture per operazioni inesistenti per circa 130 milioni di euro. Il denaro transitava su conti correnti, poi restituito in contanti, con commissioni tra il 14 e il 22 per cento, in un meccanismo ricondotto all’underground banking. Il sistema avrebbe rigu