Il 1 ottobre 2026, la Procura di Reggio Calabria ha illustrato un’operazione dei carabinieri contro presunti affiliati alla cosca Costa-Filippone di Melicucco. Il procuratore Giuseppe Borrelli ha collegato l’inchiesta a estorsioni, intimidazioni e un presunto condizionamento degli organi comunali. Sono state eseguite 12 misure cautelari: sette in carcere e cinque ai domiciliari. Tra i destinatari degli arresti domiciliari figura Gabriele Bruzzese, assessore comunale di Melicucco.

Borrelli ha sintetizzato l’indagine ai giornalisti: “Abbiamo ricostruito una pluralità di estorsioni e dalle indagini è emerso un condizionamento degli organi comunali realizzato dalla cosca”.

Agli indagati vengono contestati reati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, violenza privata aggravata, detenzione illegale di armi e stupefacenti ai fini di spaccio. L’ordinanza è stata eseguita dai carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro.

Misure e sequestri dell'inchiesta

L’operazione ha riguardato Melicucco e l’area reggina. Contestualmente alle misure cautelari, è stato disposto il sequestro preventivo di un’impresa individuale attiva nella gestione di una cava di inerti e di un terreno. Le indagini, avviate nel maggio 2022, hanno preso le mosse anche dalle risultanze dei procedimenti “Crimine” e “‘Ndrangheta Stragista”.

Gli investigatori hanno ricostruito le dinamiche associative della 'locale' di Melicucco, tracciandone l’origine centenaria e l’evoluzione fino all’attuale assetto.

La cosca coinvolta nell’inchiesta è ricondotta al gruppo Costa-Filippone. Nella ricostruzione investigativa compare anche Rocco Santo Filippone, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e in appello per l’omicidio dei due carabinieri uccisi sull’autostrada nel gennaio 1994.

Episodi contestati

Tra gli episodi contestati compaiono estorsioni e violenze private ai danni di amministratori locali, considerate dagli inquirenti indicative della capacità intimidatoria del gruppo e del controllo esercitato.