A Rimini, un minorenne è stato denunciato dalla Polizia con l'accusa di aver diffuso immagini false di nudo di una coetanea, generate attraverso l'intelligenza artificiale. L'episodio, emerso il 1 ottobre 2026, ha innescato una complessa indagine condotta dalla Squadra Mobile locale, che ha preso avvio da una segnalazione specifica. Le verifiche si sono concentrate su contenuti digitali creati applicando il volto della giovane vittima a corpi svestiti, in una maniera estremamente realistica e ingannevole.

Gli agenti, specializzati nella gestione dei reati contro la persona, hanno meticolosamente ricostruito l'intera vicenda.

L'analisi approfondita di chat, social network e smartphone ha permesso di risalire ai responsabili della produzione e della successiva condivisione di queste immagini, avvenuta senza il consenso dell'interessata. Gli accertamenti hanno inoltre individuato con precisione i canali e gli strumenti digitali impiegati per generare, alterare tramite l'AI e diffondere gli scatti falsificati, evidenziando la deliberata natura dell'azione.

Gli accertamenti coordinati con la Procura dei minori

L'intera attività investigativa è stata condotta in stretto coordinamento con la Procura dei minori, sottolineando la delicatezza e la gravità del caso che coinvolge giovani. L'indagine non si è limitata alla sola identificazione dei responsabili e alla ricostruzione delle modalità di produzione e diffusione dei contenuti, ma ha anche posto una particolare attenzione alla tutela dell'equilibrio psicologico dei ragazzi coinvolti, sia della vittima che dell'accusato.

Il caso di Rimini rappresenta un chiaro esempio di come una minorenne sia stata vittima della diffusione di immagini fasulle, presentate come fotografie intime ma interamente create e manipolate attraverso sofisticati strumenti digitali.

Di fronte alla crescente diffusione di tali fenomeni, la Questura ha lanciato un appello pressante a giovani e famiglie, esortandoli a non sottovalutare o considerare episodi simili come semplici scherzi, ritorsioni o banali forme di derisione online. L'avvertimento istituzionale è chiaro: condotte di questo tipo non sono affatto innocue, ma possono integrare fattispecie di reato di particolare gravità, con la capacità di determinare conseguenze giudiziarie rilevanti per i responsabili, anche se minorenni.

Il contesto dei deepfake creati con software di AI

Il fenomeno dei deepfake, al centro di questa indagine, si riferisce a immagini, video o audio che vengono creati o manipolati utilizzando avanzati software di intelligenza artificiale. Partendo da contenuti autentici, queste tecnologie sono in grado di modificare o ricreare in modo estremamente realistico le caratteristiche e i movimenti di un volto o di un corpo. La stessa tecnologia può estendersi all'imitazione della voce, rendendo estremamente arduo distinguere un contenuto manipolato da uno genuino e autentico.

Le schede informative istituzionali sui rischi connessi ai deepfake evidenziano come applicazioni e software, spesso facilmente accessibili anche su dispositivi di uso comune, possano consentire la realizzazione di contenuti manipolati partendo da immagini o audio reali.

Nel caso specifico di Rimini, il fulcro dell'indagine è la diffusione non consensuale di immagini false di nudo attribuite a una minorenne, un atto che evidenzia i pericoli e le implicazioni legali e sociali dell'uso improprio delle tecnologie di intelligenza artificiale.