Sono stati arrestati i presunti autori dell'omicidio di Mikel Rroku, il 55enne albanese trovato morto il 6 luglio scorso nel suo appartamento di via Verolegno, nel quartiere Lucento, a Torino. In carcere sono finiti la moglie della vittima, una 45enne, e il suo nuovo compagno, un uomo di 52 anni, entrambi italiani.
Il ritrovamento del corpo
All'alba di martedì i carabinieri del comando provinciale hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei due indagati, ritenuti responsabili della morte di Rroku.
Il cadavere era stato scoperto nella sua abitazione in avanzato stato di decomposizione, dopo che alcuni vicini avevano segnalato il cattivo odore proveniente dall'appartamento.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo di Torino, coordinati dalla procura della Repubblica diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, l'omicidio sarebbe avvenuto il 30 giugno. Rroku sarebbe stato colpito mortalmente alla testa con un oggetto contundente all'interno della propria abitazione.
L'esame autoptico e l'analisi della disposizione e della morfologia delle tracce individuate sulla scena del crimine avrebbero delineato, secondo gli inquirenti, un quadro compatibile con un'azione caratterizzata da violenza ed efferatezza. La distribuzione delle tracce ematiche suggerirebbe che l'aggressione sia iniziata alle spalle della vittima e sia proseguita quando l'uomo si trovava ormai a terra.
Il movente e la preparazione del delitto
Gli elementi raccolti durante le indagini hanno portato gli investigatori a ricondurre il presunto movente alla volontà della donna e del suo nuovo compagno di liberarsi di Rroku. L'uomo sarebbe stato considerato un ostacolo alla nuova relazione e al progetto della coppia di subentrare nell'assegnazione dell'abitazione di edilizia popolare di cui era titolare la vittima.
Le indagini hanno consentito di ricostruire la giornata del delitto e di collocare i due indagati all'interno dell'abitazione in un arco temporale compatibile con la morte del 55enne.
Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere una fase preparatoria iniziata già nel maggio scorso.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la coppia avrebbe preso in considerazione diverse modalità per uccidere Rroku, tra cui l'avvelenamento e l'accoltellamento.
Con il procedere delle indagini, i due avrebbero anche iniziato a valutare una possibile fuga verso Paesi privi di accordi di estradizione con l'Italia. A questo scopo avrebbero consultato portali specializzati nelle procedure di immigrazione verso il Nord America.
Le intercettazioni: "Si precostituiscono un po' quello che devono dire"
Tra gli elementi centrali dell'inchiesta ci sono le intercettazioni e l'analisi dei telefoni condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Torino.
Dopo essere finiti sotto indagine, i due avrebbero iniziato a concordare la versione da fornire agli investigatori.
A spiegare il contenuto degli accertamenti è stato il tenente colonnello Diego Berlingieri, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Torino:
"Iniziano tutta una serie di interlocuzioni dal vivo, captate con intercettazione, e attraverso applicazioni di messaggistica istantanea dove si precostituiscono un po' quello che devono dire, quello che non devono dire, però si contraddicono".
La decisione del gip
Il gip di Torino, accogliendo la richiesta della procura, ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza nei confronti di entrambi gli indagati.
Nel disporre la custodia cautelare in carcere, il giudice ha inoltre evidenziato la particolare gravità ed efferatezza del fatto, insieme al concreto pericolo di reiterazione dei reati e al fondato rischio di fuga dei due indagati.