L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Francesca Tucci, ha fortemente contestato la consulenza tecnica depositata dai periti nominati dalla Procura di Napoli. L’inchiesta verte sulla morte della 24enne, deceduta il 2 luglio all’ospedale Cardarelli di Napoli, tre giorni dopo un intervento programmato. La sua dichiarazione è stata rilasciata il 10 ottobre 2026, a Napoli, a seguito del deposito della relazione al centro del procedimento.
Petruzzi ha definito la consulenza “non un accertamento tecnico, ma una conclusione in cerca di argomenti”.
Il legale ha annunciato l’intenzione di presentare un’istanza all’ufficio inquirente partenopeo per richiedere un nuovo accertamento tecnico, affidato a un collegio di esperti differente. Questa richiesta mira a riesaminare i punti cruciali già indicati dal pubblico ministero nella relazione acquisita.
I quesiti dell’accertamento peritale
Il legale ha richiamato tre quesiti fondamentali posti nell’ambito dell’accertamento: il motivo dell’intervento chirurgico su Francesca Tucci, la tempestività nel riconoscimento di eventuali complicanze e la possibilità di evitare il decesso. Petruzzi ha sostenuto che la consulenza non risponda a questi quesiti in modo adeguato, dedicando a volte una sola riga, liquidandone altre con un rinvio e lasciandone una senza risposta.
Secondo la ricostruzione dell’avvocato, la relazione conterrebbe affermazioni non dimostrate e presenterebbe contraddizioni interne, dove un punto verrebbe affermato e poi smentito poche pagine dopo. Il legale ha collegato tali incongruenze a una lettura lacunosa dei documenti sanitari, ritenendo che il materiale depositato presenti lacune decisive per la famiglia della 24enne.
La posizione della difesa del primario
Nel procedimento è emersa anche la posizione della difesa del primario Felice Pirozzi, direttore della Chirurgia generale dell’ospedale Cardarelli di Napoli. L’avvocato Gabriele Di Criscio, suo legale, ha interpretato la consulenza tecnico-autoptica, depositata il 5 ottobre, come un’esclusione di responsabilità professionali a carico del primario e del personale sanitario che ebbe in cura la giovane. Pirozzi risulta indagato insieme ad altri due medici del suo reparto.