A Napoli, il 12 ottobre 2026, la protesta studentesca ha portato all'occupazione di cinque licei, richiamando le mobilitazioni in corso in Francia e Spagna. Un'onda di dissenso che si estende, coinvolgendo istituti chiave della città partenopea.
La mobilitazione ha preso il via con l'occupazione del Liceo Tito Lucrezio Caro, per poi estendersi rapidamente ad altri quattro istituti. Attualmente, risultano occupati anche i licei classici Umberto, Genovesi e Sannazaro, oltre al liceo scientifico Mercalli. In tutti gli istituti coinvolti, i cancelli sono stati chiusi e le lezioni sospese, segnando una giornata di forte impatto per la comunità scolastica napoletana.
Le motivazioni della protesta studentesca
Le ragioni alla base di questa vasta mobilitazione sono profondamente connesse alle proteste studentesche europee. Gli studenti napoletani si richiamano esplicitamente alle iniziative francesi e a quelle spagnole, in particolare quelle partite da Madrid, denunciando il caro vita, l'inflazione e il caro affitti. Un chiaro messaggio è stato esposto sulla facciata del Liceo Umberto: uno striscione con la scritta “La scuola contro il caro vita e i tagli all'istruzione”, sintetizzando le principali preoccupazioni.
Tra le rivendicazioni centrali figura la difesa della scuola pubblica, considerata un pilastro fondamentale da tutelare. Gli studenti contestano inoltre la proposta governativa di introdurre un tetto al numero di studenti stranieri nelle classi, percepita come una misura discriminatoria.
La protesta si estende anche a posizioni ferme contro i centri per il rimpatrio (Cpr), evidenziando una sensibilità verso temi sociali e umanitari più ampi.
Prossime iniziative e accertamenti
La mobilitazione non si ferma a Napoli. Gli studenti hanno già annunciato la loro adesione a due importanti appuntamenti nazionali: la manifestazione del 17 ottobre 2026 a Roma, focalizzata su salari, sanità e scuola pubblica, e quella del 24 ottobre 2026 a Castel Volturno, specificamente organizzata contro il Cpr nella città del Casertano. Questi eventi sottolineano la volontà di ampliare il raggio d'azione della protesta, unendo le forze con altre realtà studentesche e sociali.
Nel frattempo, la Digos si è recata negli istituti occupati per effettuare i dovuti accertamenti.
In risposta a presunte aggressioni al personale scolastico avvenute prima dell'occupazione del Liceo Umberto, il collettivo studentesco dell'istituto ha fermamente respinto tali accuse. Attraverso un comunicato ufficiale, gli studenti hanno dichiarato che “nessuno degli studenti e delle studentesse ha varcato la soglia della scuola con il volto coperto e nessuno ha aggredito o spinto il personale Ata”, chiarendo la loro posizione e la natura pacifica della loro azione.