Centinaia di persone si sono mobilitate a Senigallia, in provincia di Ancona, il 3 ottobre 2026, partecipando a un sit-in di protesta. L'iniziativa, promossa da Italia Nostra, Gruppo Società Ambiente e Confluenze, ha contestato l’attuale progetto di ricostruzione del ponte Garibaldi, gravemente danneggiato dall’alluvione del 15 settembre 2022. La mobilitazione ha preso di mira l’opera elaborata da Anas e sostenuta da Regione Marche, Struttura Commissariale e Comune, chiedendo con forza l'annullamento del progetto nella sua forma attuale.

I manifestanti hanno espresso il loro dissenso, ritenendo l’intervento eccessivamente impattante per la viabilità, troppo costoso e non armonico con il contesto architettonico del centro storico settecentesco.

Al centro della protesta vi è anche una petizione con oltre 10mila firme, a sostegno della richiesta di fermare l’apertura dei cantieri. L'obiettivo è attendere la decisione del Consiglio di Stato sul ricorso in appello presentato dalle associazioni ambientaliste, che impugna la precedente sentenza del Tar Marche.

Le richieste sul progetto del ponte

Le associazioni Italia Nostra, Gruppo Società Ambiente e Confluenze hanno sollecitato un adeguamento del progetto ai rilievi espressi dalla Soprintendenza e alle normative di tutela paesaggistica e idrogeologica che interessano il fiume Misa. Hanno inoltre indicato come prioritaria la realizzazione delle vasche di laminazione a monte, considerate elementi centrali per la sicurezza del territorio e fondamentali per una corretta gestione del rischio idraulico nell’area attraversata dal fiume.

L’appello al Consiglio di Stato è stato presentato contro la sentenza numero 680 del 19 maggio 2026 del Tribunale amministrativo regionale per le Marche, sezione prima, che aveva respinto il ricorso contro il progetto del nuovo ponte Garibaldi. Le associazioni hanno richiesto la sospensione urgente della sentenza e l’annullamento di tutti gli atti relativi al progetto, in seguito all’annuncio dell’avvio dei lavori, comunicato il 15 settembre 2026.

Il ricorso e gli atti contestati

Nel ricorso presentato, vengono specificamente indicati il decreto del Vice-Commissario delegato numero 7 del 27 gennaio 2025, con cui è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica, e il decreto numero 50 del 1° aprile 2025, relativo al progetto esecutivo. Tra gli atti contestati figura anche il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici del 23 settembre 2025, riguardante il franco idraulico. Tra i motivi richiamati figurano il parere