Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti alla gip Daniela Rossato, 60 anni, e Nicola Giglio, 28 anni, arrestati con la grave accusa di aver commesso l’omicidio di Salvatore Giglio, rispettivamente ex marito della donna e padre del giovane. L’interrogatorio di garanzia si è svolto nell’ambito del procedimento che indaga sulla scomparsa e sulla morte dell'uomo, un evento che gli investigatori attribuiscono a un efferato omicidio avvenuto a Cutro, nel Crotonese, seguito dal successivo e presunto occultamento del cadavere.

I due indagati, assistiti legalmente dagli avvocati Luigi Colacino e Pietro Funaro, hanno scelto di mantenere il silenzio, una decisione motivata dalla necessità di poter esaminare integralmente tutti gli atti processuali.

Daniela Rossato è stata ascoltata presso il carcere di Castrovillari, situato in provincia di Cosenza, mentre il figlio Nicola Giglio è comparso davanti alla gip nel carcere di Crotone. Gli interrogatori si sono tenuti davanti alla gip del Tribunale di Crotone, dottoressa Elisabetta Marchetto: Rossato è stata sentita a partire dalle ore 10:30, seguita dal figlio, il cui interrogatorio è iniziato alle ore 13:00.

Le decisioni sulle misure cautelari

Al termine delle audizioni, la gip ha pronunciato le sue decisioni in merito alle richieste avanzate dalla difesa. È stata respinta l'istanza presentata dai difensori di Nicola Giglio, che chiedevano la sostituzione della custodia cautelare in carcere con una misura meno afflittiva, ovvero gli arresti domiciliari.

Per quanto riguarda l'analoga richiesta formulata per Daniela Rossato, la gip si è riservata ogni decisione, prendendo tempo per una valutazione più approfondita.

La difesa della donna ha argomentato la richiesta di revoca della misura cautelare, sostenendo con forza l’assenza di attuali esigenze cautelari. Questa posizione è stata rafforzata, secondo i legali, anche alla luce degli interrogatori precedentemente svolti nel corso delle indagini preliminari e delle testimonianze già acquisite. Per il figlio, i difensori hanno giustificato la scelta di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia collegandola ai numerosi interrogatori già resi nella fase investigativa, e hanno reiterato la richiesta di scarcerazione.

Il presunto movente e la ricostruzione accusatoria

Nell’ordinanza che ha disposto le misure cautelari, la gip ha descritto un quadro accusatorio grave, attribuendo a madre e figlio la messa in atto di un “diabolico piano”. Questo piano, secondo quanto emerge dall'atto giudiziario, sarebbe stato ideato e costruito “per eliminare un soggetto scomodo”, identificato in Salvatore Giglio. Il movente principale indicato nell’ordinanza riguarda un profondo rancore che i due indagati avrebbero nutrito nei confronti della vittima, unitamente a questioni legate alla gestione del suo patrimonio immobiliare. Sembra infatti che l’uomo avesse iniziato a dismettere segretamente parte dei suoi beni.

La vicenda ha avuto inizio con la scomparsa di Salvatore Giglio, avvenuta il 21 settembre 2024.

L’ex moglie, Daniela Rossato, ha denunciato l’allontanamento volontario dell’uomo solo il 25 settembre, ipotizzando diverse possibilità, tra cui una fuga con un’amante o un ritiro spirituale, nel tentativo di depistare le indagini.

Le indagini e i riscontri degli investigatori

I carabinieri del Comando provinciale di Crotone, incaricati delle indagini, non hanno ritenuto credibile la versione fornita dall’ex moglie circa l’allontanamento volontario di Salvatore Giglio. Le prime verifiche, condotte anche attraverso l’analisi delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, hanno documentato il rientro di Salvatore Giglio,