Gianluca Soncin, detenuto e imputato per l'omicidio della fidanzata Pamela Genini, ha reso dichiarazioni spontanee in aula il 5 ottobre 2026, davanti alla Corte d'Assise di Milano. L'imputato si è rivolto alla famiglia della giovane vittima, chiedendo scusa e affermando di comprendere la gravità delle proprie azioni. Ha dichiarato di assumersi le conseguenze del dolore causato. Questo momento si inserisce nel processo per la morte di Pamela Genini.
Le dichiarazioni di Soncin in Corte d'Assise
Dal banco degli imputati, Soncin ha chiesto di parlare prima dei testimoni.
Durante la terza udienza, ha rivolto le sue scuse alla famiglia Genini. Nel suo intervento, ha dichiarato: "So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori".
L'imputato ha ribadito la volontà di assumersi le conseguenze del dolore provocato, con "senso di responsabilità". Le sue dichiarazioni, rese all'inizio dell'udienza del 5 ottobre 2026, hanno preceduto l'ascolto delle testimonianze.
La ricostruzione dell'accusa per l'omicidio
Il procedimento giudiziario riguarda l'uccisione di Pamela Genini, giovane donna di Strozza e fidanzata di Soncin. I fatti risalgono alla sera del 14 ottobre 2025. Secondo la ricostruzione accusatoria, Soncin avrebbe fatto irruzione nell'appartamento della giovane, in via Iglesias, a Milano, dopo essersi procurato un duplicato delle chiavi.
In quel momento, Pamela era al telefono con il suo ex compagno.
L'accusa descrive un'aggressione brutale: la donna sarebbe stata colpita con 76 fendenti, prima sul terrazzino e poi all'interno della casa. Per Gianluca Soncin, l'imputazione è di omicidio pluriaggravato, un'accusa che riflette la gravità del delitto. L'udienza del 5 ottobre 2026, incentrata sulle dichiarazioni spontanee, ha riaffermato la centralità della morte di Pamela Genini, avvenuta il 14 ottobre 2025, e le responsabilità di Soncin.