Una mobilitazione imponente che ha paralizzato il Paese, unendo generazioni diverse sotto le stesse parole d'ordine: no al carovita, stop alle spese militari e richiesta di salari dignitosi. Lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base (Usb) e da altre sigle autonome ha portato in piazza, secondo gli organizzatori, oltre un milione di persone in più di 50 città italiane. Sebbene la stragrande maggioranza dei cortei sia sfilata in modo pacifico, la giornata è stata segnata da duri scontri con le forze dell'ordine e momenti di guerriglia urbana, in particolare a Roma e Torino.
Blocchi stradali e porti paralizzati da Nord a Sud
La protesta ha assunto fin dalle prime ore del mattino una connotazione fortemente impattante sulla circolazione e sulle infrastrutture strategiche. A Milano, un massiccio corteo composto da circa 30mila lavoratori e studenti ha invaso e bloccato pacificamente la Tangenziale Est (precedentemente chiusa al traffico per sicurezza). Scenario simile a Bologna, dove i manifestanti sono riusciti a scavalcare i cordoni di contenimento per immettersi sulla tangenziale.
La tensione sociale ha toccato anche i nodi logistici: a Genova, La Spezia e Napoli, i lavoratori portuali in mobilitazione internazionale contro il traffico di armi hanno bloccato gli accessi ai varchi marittimi.
Scontri nella Capitale: 8 fermati
A Roma la situazione è degenerata quando uno spezzone del corteo principale si è staccato nei pressi del Colosseo. Al grido di "Meloni arriviamo", un gruppo di manifestanti ha tentato di forzare i blocchi per dirigersi verso i palazzi della politica (Montecitorio e Palazzo Chigi), pesantemente blindati dalle forze dell'ordine.
Il fitto lancio di oggetti e l'incendio di alcuni cassonetti hanno fatto scattare le cariche di alleggerimento della polizia. Successivi focolai di tensione si sono registrati a Ponte Sisto e sul Lungotevere Testaccio, dove le forze dell'ordine hanno azionato gli idranti per disperdere la folla. Il bilancio finale nella capitale è di otto persone fermate.
Torino, idranti e lacrimogeni in centro storico
Non meno critica la situazione a Torino, teatro di aspri scontri in Piazza Castello e via Po. Qui i manifestanti – tra cui molti studenti universitari reduci dalle occupazioni dei giorni scorsi – hanno bersagliato la Prefettura con uova riempite di vernice rossa e bottiglie. La polizia ha risposto con cariche e l'uso prolungato di idranti e lacrimogeni in pieno centro storico. Le tensioni sono proseguite fino a tarda sera, quando il corteo ha improvvisamente deviato verso la stazione ferroviaria erigendo barricate improvvisate.
I contrasti della protesta: tra arte e solidarietà
Accanto alla cronaca degli scontri, la giornata ha regalato anche immagini di segno opposto, diventate subito virali sui social.
Sempre a Roma, davanti al Ministero dell'Istruzione blindato dai furgoni della polizia, una giovane ballerina con un tutù bianco ha inscenato una danza pacifica davanti agli agenti in tenuta antisommossa. A Torino, invece, una studentessa ha smorzato i toni regalando dei fiori ai poliziotti schierati, mentre a Napoli alcuni manifestanti hanno ironicamente offerto della pasticceria locale al cordone delle forze dell'ordine.
Resta però forte la spaccatura politica. Mentre i sindacati di base parlano di una "risposta straordinaria del Paese contro le politiche di austerity del governo", le istituzioni condannano fermamente le violenze di piazza. Le indagini sono già scattate: nelle ultime ore, Digos e Polizia Postale hanno avviato oltre 60 perquisizioni in 23 città italiane per identificare i responsabili dei disordini più gravi