A Genova, il 16 ottobre 2026, durante lo sciopero nazionale della scuola promosso dal movimento di Opposizione studentesca di alternativa (OSA), un gruppo di studenti ha inscenato una protesta simbolica. Hanno collocato due sagome raffiguranti la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a testa in giù vicino a bidoni della spazzatura. I manifestanti hanno poi lanciato uova contro le sagome, in un gesto di forte contestazione durante il corteo legato al No Meloni Day.
L’episodio si è verificato in via dei Santi Giacomo Filippo, un’area strategica nei pressi delle sedi della Prefettura di Genova, della Città metropolitana di Genova e dell’Ufficio scolastico regionale.
La protesta è stata accompagnata dallo slogan “il maresciallo Tito ce l’ha insegnato, uccidere il fascista non è reato”. La scelta di esporre le sagome a testa in giù ha richiamato esplicitamente l'evento storico accaduto a Benito Mussolini il 29 aprile 1945 a Milano, in piazzale Loreto, conferendo un chiaro riferimento simbolico all'azione.
Le ragioni della mobilitazione a Genova
Lo sciopero, intitolato No Meloni Day, è stato indetto per esprimere dissenso contro il decreto Valditara, il crescente caro vita, l'aumento del caro benzina e la proposta di riforma degli istituti tecnici e professionali. Tra le principali rivendicazioni del corteo genovese, che ha visto la partecipazione di centinaia di manifestanti con bandiere e striscioni, spiccava la richiesta di maggiori finanziamenti per la scuola pubblica, in contrapposizione alle spese destinate alla guerra.
Nel corso della mobilitazione nel capoluogo ligure, un carro armato di cartone è stato bruciato simbolicamente davanti alla sede di Confindustria Genova. La manifestazione non ha registrato particolari tensioni o scontri, limitandosi a causare alcuni disagi al traffico nel centro città. Le azioni di protesta si sono concentrate prevalentemente nell’area adiacente agli uffici istituzionali e scolastici, evidenziando i bersagli delle contestazioni.
La protesta si estende in tutta Italia
La giornata del No Meloni Day ha generato una vasta mobilitazione studentesca che ha coinvolto numerose città italiane. Le manifestazioni hanno posto al centro del dibattito il caro vita, le precarie condizioni della scuola pubblica, le riforme scolastiche, l'edilizia scolastica e una ferma opposizione alle spese militari.
A Roma, il corteo ha raggiunto il ministero dell’Istruzione, con segnalazioni di lanci di petardi e cori di protesta contro il ministro Valditara, oltre al rogo di bandiere statunitensi e israeliane.
Anche in altre città si sono registrati cortei, presidi e momenti di tensione. A Torino, ad esempio, sono stati lanciati uova contro le forze dell'ordine e un carro armato di cartone è stato incendiato in modo simbolico. A Verona, dieci studenti sono stati fermati dopo l'incendio di cassonetti, mentre in diverse località del Veneto si sono svolti cortei e presidi. A Milano, migliaia di studenti hanno sfilato senza che si verificassero tensioni significative. Nel Cosentino, gli studenti hanno manifestato al fianco di autotrasportatori e agricoltori, unendo le forze contro il caro carburante e l'aumento generalizzato dei costi. Il collettivo OSA ha definito la mobilitazione un successo, stimando la partecipazione di decine di migliaia di studenti in oltre quaranta piazze italiane.