La Cassazione ha disposto un appello ter per i cinque poliziotti coinvolti nel caso Shalabayeva. La decisione, resa nota a Roma il 22 ottobre 2026, si concentra sull'accusa di sequestro della figlia di Alma Shalabayeva. Per tutti gli imputati, è stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione in relazione al sequestro della madre. Nel precedente appello bis, celebrato a Firenze, i cinque erano stati condannati a 4 anni.

Tra gli imputati figurano Renato Cortese, ex capo della Squadra Mobile di Roma, e Maurizio Improta, dell’Ufficio Immigrazione. Gli altri funzionari citati nel procedimento sono Luca Armeni, Francesco Stampacchia e Vincenzo Tramma.

La requisitoria del procuratore generale Alessandro Cimmino aveva sollecitato un nuovo processo di appello, distinguendo le posizioni degli allora vertici della Squadra Mobile da quelle dell’Ufficio Immigrazione.

Le Distinzioni nella Requisitoria del PG

Per Renato Cortese, Luca Armeni e Francesco Stampacchia, il procuratore generale aveva richiesto l’appello ter solo per l’accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalabayeva. Questa richiesta si fondava sulla valutazione che non fosse provato il dolo, senza riconoscere il concorso nella contestazione. Diversamente, per Maurizio Improta e Vincenzo Tramma, il nuovo appello era stato sollecitato limitatamente alle attenuanti generiche, ritenendo sussistente il dolo legato al sequestro della minore.

La decisione della Cassazione riguarda dunque il procedimento relativo alla figlia di Alma Shalabayeva, mentre la contestazione relativa alla madre è uscita dal perimetro del giudizio per prescrizione. La distinzione tra Squadra Mobile e Ufficio Immigrazione resta un elemento cruciale nella ricostruzione processuale, insieme alla diversa valutazione indicata per i singoli imputati nella requisitoria.

Il Contesto del Caso Shalabayeva

La vicenda giudiziaria si ricollega ai fatti del 2013. Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente kazako, venne prelevata ed espulsa dalla polizia italiana insieme alla figlia, che aveva 6 anni. I fatti oggetto del procedimento risalgono alla notte tra il 28 e il 29 maggio 2013, quando la donna e la figlia Alua vennero prelevate nella loro abitazione di Casalpalocco.