Il Gip di Bolzano, Giulia Rossi, ha convalidato l’arresto di due presunti responsabili della sparatoria avvenuta alle torri di Madonna Bianca a Trento. Il provvedimento ha riguardato un uomo di 40 anni e la figlia di 19, i quali restano in carcere a Verona. Gli atti dell’inchiesta sono stati trasferiti alla Procura di Trento, l’autorità competente per il procedimento legato agli spari esplosi contro la Torre 13.

La vicenda al centro delle indagini è una spedizione punitiva con colpi d’arma da fuoco, presumibilmente diretta contro un 39enne che si trovava agli arresti domiciliari, già noto come rapinatore di bancomat.

Sebbene gli spari abbiano generato notevole allarme tra i residenti, fortunatamente non hanno provocato feriti diretti. Tuttavia, uno dei proiettili, esploso con un’arma lunga, ha trapassato la tapparella di un appartamento adiacente a quello del 39enne, conficcandosi in un armadio mentre una ragazza di 17 anni era intenta a studiare nella stanza.

Convalidati gli arresti e il prosieguo delle indagini

Padre e figlia, residenti a Bolzano, erano stati arrestati alcuni giorni dopo l’episodio. La convalida del Gip ha confermato la loro permanenza nella casa circondariale di Verona, in attesa dei successivi sviluppi del procedimento giudiziario. I legali dei due arrestati hanno già annunciato la necessità di una perizia balistica approfondita per determinare con precisione la direzione dei colpi esplosi durante la sparatoria.

Il fulcro dell’inchiesta rimane la ricostruzione dettagliata della traiettoria degli spari e l’identificazione del bersaglio effettivo dell’azione armata. La presenza di un proiettile nell’appartamento vicino ha evidenziato il coinvolgimento potenziale di persone completamente estranee al destinatario della spedizione punitiva. L’assenza di feriti non diminuisce l’importanza degli accertamenti tecnici sui bossoli, sui proiettili e su tutti gli elementi raccolti nell’area delle torri di Madonna Bianca, fondamentali per chiarire la dinamica dei fatti.

Il contesto della sparatoria e le ipotesi investigative

Le indagini sulla sparatoria sono state condotte congiuntamente dalla Squadra mobile di Trento e dalla Squadra mobile di Bolzano.

Il fascicolo aperto dalla Procura ipotizza i reati di tentato omicidio e porto abusivo d’armi. La ricostruzione investigativa suggerisce un collegamento tra l’episodio e preesistenti contrasti tra famiglie di origine sinti, forse esacerbati da un litigio avvenuto poche ore prima all’esterno del carcere di Trento.

Nel quadro degli accertamenti, un’automobile, identificata come una Volkswagen Touran, è stata rinvenuta nella zona di Trento nord. Gli investigatori stanno analizzando attentamente le tracce, i proiettili e le immagini delle telecamere di sorveglianza per raccogliere ulteriori elementi utili a fare piena luce sull’accaduto e a definire le responsabilità.