La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha confermato l’ergastolo per Giandavide De Pau, imputato per il triplice femminicidio avvenuto il 17 novembre 2022 nel quartiere Prati della Capitale. La sentenza, pronunciata il 15 ottobre 2026, ha visto De Pau in aula per la prima volta nel processo d’appello.
L’uomo è accusato di aver ucciso a coltellate due cittadine cinesi, Li Yanrong e Yang Yun Xiu, e la 65enne colombiana Marta Castano Torres. La decisione della Corte d’Appello ribadisce la condanna già emessa in primo grado nei confronti dell’imputato.
La sentenza d’appello e la difesa
La Corte ha integralmente confermato la condanna di primo grado all’ergastolo, con tre anni di isolamento diurno, per il triplice femminicidio. I delitti si sono consumati nell’arco di poche ore, in due distinti appartamenti situati a breve distanza l’uno dall’altro nel quartiere Prati.
De Pau, presente al banco degli imputati, ha ascoltato la sentenza, segnando la sua prima apparizione nel procedimento d’appello. La difesa, con i penalisti Alessandro De Federicis e Barbara De Benedetti, ha sostenuto l’incapacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti, annunciando ricorso dopo la sentenza.
La dinamica dei delitti nel quartiere Prati
La ricostruzione processuale ha delineato la sequenza degli eventi: i primi due omicidi, quelli di Li Yanrong e Yang Yun Xiu (note anche come Lia e Sofia), sono avvenuti in via Augusto Riboty 24.
De Pau avrebbe attivato la videocamera del telefono prima del duplice omicidio, registrando le sequenze.
Successivamente, De Pau si è recato in un altro appartamento, a circa 300 metri di distanza, in via Durazzo, dove è stata uccisa Marta Castano Torres. Per l’omicidio della 65enne colombiana, è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà. Le perizie hanno, tuttavia, confermato la piena capacità dell’imputato di intendere e di volere al momento dei fatti.
Le parti civili nel procedimento
Nel processo, si sono costituite parti civili l’associazione Per Marta e Per Tutte, rappresentata dai penalisti Emilio Malaspina e Angela Russo Speranza, e l’Associazione italiana vittime di reato.