Un giovane di 19 anni, residente nel Pavese e ritenuto vicino ad ambienti skinhead radicali, è stato arrestato dalla Polizia di Stato. L'accusa per il ragazzo è di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. L'intervento è scattato a seguito di una perquisizione domiciliare che ha portato alla scoperta di un arsenale di armi da fuoco e di un vasto quantitativo di materiale neonazista. Questa operazione si inserisce in un più ampio contesto investigativo, collegato agli accertamenti su un altro estremista pavese, finito in manette il 22 aprile 2026 e identificato come presunto amministratore della chat Terza Posizione.

L'azione, coordinata dalla Procura di Milano, ha visto gli agenti della Digos eseguire la perquisizione nell'abitazione del 19enne. Durante l'intervento, sono state sequestrate due pistole e un fucile automatico Marocchi modello SM66 calibro 9 Flobert. Oltre alle armi da fuoco, è stata rinvenuta una considerevole quantità di armi bianche e altri oggetti chiaramente atti a offendere. L'inventario dettagliato include due sciabole, numerosi coltelli e pugnali, un tirapugni, un'ascia, un martello e un manganello, configurando un vero e proprio deposito di strumenti pericolosi.

Simboli nazifascisti e materiale di propaganda

All'interno della camera da letto del giovane, gli investigatori hanno rinvenuto un'ampia collezione di materiale ideologico.

Tra gli oggetti sequestrati figurano riproduzioni e manuali che esaltano figure come Hitler e Mussolini, oltre a diverse bandiere nazionalsocialiste, alcune delle quali recanti la svastica. È stata inoltre scoperta una maschera, ritenuta collegata a ambienti virtuali eversivi, e abbondante materiale propagandistico caratterizzato da croci celtiche e simboli delle SS. L'abitazione, situata a Voghera, celava anche ulteriori coltelli e oggetti contundenti, bandiere, cimeli e una varietà di simboli inequivocabilmente riconducibili al nazifascismo.

Le verifiche approfondite nell'appartamento, ubicato nella zona residenziale di via Aldo Moro, si sono estese anche alla cantina, rivelando ulteriori scoperte.

Tra gli oggetti aggiuntivi sottoposti a sequestro figurano un machete, una sciabola completa di fodero, un'accetta, un altro tirapugni e un manganello di legno. Un dettaglio significativo emerso è la presenza, su alcuni di questi manufatti, di espliciti riferimenti a Mussolini, la celebre scritta "Dux" e il codice "14/88", quest'ultimo riconosciuto dagli investigatori come un simbolo distintivo ampiamente utilizzato negli ambienti neonazisti per veicolare messaggi di odio e supremazia.

Le indagini e il ruolo dei social media

L'inchiesta che ha condotto all'arresto del 19enne è frutto di un'intensa attività investigativa condotta dalla Sezione antiterrorismo della Digos di Milano, con il prezioso supporto della Digos di Pavia e della Direzione centrale della polizia di prevenzione.

Gli approfondimenti sono stati avviati a partire dall'analisi di un dispositivo elettronico sequestrato nell'ambito di una precedente indagine, quella che il 22 aprile 2026 aveva portato all'arresto di un altro estremista pavese. Da tale analisi sono emersi i primi elementi a carico del 19enne, successivamente confermati e ulteriormente riscontrati attraverso l'esame dei contenuti diffusi dal suo profilo social. Questi contenuti mostravano in modo inequivocabile le sue posizioni skinhead radicali, fornendo un quadro chiaro del suo coinvolgimento in tali ambienti.