Non siamo pronti. Ed Expo2015 sta già perdendo pezzi come la Turchia che si è sfilata, portandosi via i 15 milioni che doveva investire, senza nemmeno fornire spiegazioni. I milioni di visitatori che dovrebbero venire a vedere Expo2015, e già più di una voce considera le stime sulla manifestazione ottimistiche, non avranno un sistema turistico in grado di soddisfare le loro esigenze. A parlarne è Josep Ejarque, chiamato dalla Camera di commercio e altri enti pubblici per organizzare l'offerta a Milano e provincia: "Non siamo pronti a nessun livello - ha spiegato Ejarque di fronte agli operatori del settore - quello che noi vi offriamo è la possibilità di creare un prodotto turistico moderno e in grado di intercettare i gusti di milioni di potenziali clienti: abbiamo una società, Explora, che è nata per questo e ha tutti gli elementi per compiere questo lavoro, ma bisogna muoversi adesso".

Il tempo limite per inserirsi nel sistema Explora è infatti metà marzo, in modo da essere pronti nei primi mesi del 2015. "Non c'è tempo, quindi o si accetta il nostro metodo di lavoro o si è fuori - ha specificato il manager - non posso perdere tempo a parlare con il circo di assessori di ogni campanile che vuole spiegare l'importanza di ogni piccolo Comune". Per dire la lungimiranza degli operatori milanesi, qualcuno gli ha risposto in milanese che non si può sottovalutare l'importanza di certi edifici della cintura del capoluogo lombardo: chi non vorrebbe attraversare il mondo per raggiungere l'equivalente di Busto Arsizio o Baggio nella periferia di Pechino a vedere la vecchia locanda di zia Chou.

"Non abbiamo tempo per queste cose - ha insistito Ejarque - inoltre non pensate che nei sei mesi di Expo potrete semplicemente triplicare i prezzi e aspettare la gente che arriva, per aumentare anche solo un po' bisogna saper offrire le cose giuste: agli americani ad esempio basta una bandiera americana in camera e già sono molto contenti, i giapponesi vogliono due paia di ciabatte una per il bagno e una per la stanza, i russi bevono e fumano tanto quindi vogliono piatti freddi sempre a disposizione; sono solo alcune dei dati emersi dalle nostre ricerche e anche se posso sembrare strani bisogna capire che loro hanno i soldi e se questo li fa felici per noi deve andare bene".

Un discorso da manager internazionale che non sembra aver riscosso molte simpatia tra gli operatori che durante la presentazione hanno esposto più di un dubbio sulla questione. Molti sono convinti che semplicemente essere qui sarà sufficiente, altri sono spaventati dai costi di eventuali interventi anche se Ejarque ha spiegato che innovare vuol dire anche usare la testa: "Se ho cento stanze è ovvio che non devo comprare cento bandiere americane, duecento pantofole, e via così, ne prenderò a sufficienza per un certo numero di stanze".

Ejarque ha anche sottolineato l'importanza dell'essere pronti per la buona riuscita della manifestazione: "Vogliamo creare un sistema che possa durare anche dopo Expo2015, ma intanto deve funzionare: ho sentito i responsabili di esposizioni precedenti e sono state un disastro quando invece di 8 milioni di persone ne sono arrivati 7". Figuriamoci adesso.

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