"Immagina questo coperto di grano, immagina i frutti e immagina i fiori e pensa alle voci e pensa ai colori...": le meravigliose parole della canzone di Guccini evocano scenari d'altri tempi, scenari fatti di luce e di suoni, di gioia e di vita, di corse e di risate. E proprio queste parole sembrano le più adatte a dipingere le scene di un tuffo nel passato, vissuto, in questa estate altalenante, in un angolo di Sicilia.

Siamo a Galati Mamertino, caratteristico paese incastonato nel verde dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina: qui, con la complicità di panorami incantevoli, che si spingono fino alle Isole Eolie e regalano allo sguardo inimitabili affreschi della natura, da qualche anno rivivono antiche e suggestive tradizioni contadine.

Protagonista è il grano, quel grano che ha segnato la millenaria storia della Sicilia e ha legato profondamente al suo ciclo vegetativo la vita di generazioni di contadini, scandendo i ritmi di intere giornate e stagioni. In questi luoghi, il periodo della mietitura, di vitale importanza fino a circa trent'anni fa, ha, finalmente, trovato nuova vita: i campi della famiglia Bontempo, artefice di questa rinascita, si colorano d'oro, scintillano sotto i raggi del sole e, quando il grano è pronto per la raccolta, si animano di vita e di suoni.

I gesti dei mietitori, sistematicamente ripetuti, si fondono armoniosamente con i canti popolari, con le lodi e i ringraziamenti a Dio e ai santi, con la melodia delle spighe recise, dando vita ad un'alchimia unica, in grado di trasportare in un altro tempo. Tornano vivi valori comuni e vincoli di solidarietà, momenti di pura condivisione e sano sudore.

E, dopo la mietitura, arriva il momento della "pisera", che consta di una serie di operazioni volte ad ottenere i sonanti e dorati chicchi di grano: si comincia con la preparazione del terreno, su cui vengono adagiati i mazzi di spighe disfatti, per poi proseguire, tra polvere e paglia, con l'azione dei cavalli che, ritmicamente e con movimenti circolari, schiacciano il raccolto con i loro pesanti zoccoli, incitati dal cacciante.

Infine, il grano viene buttato in alto col tridente: complice la brezza, il rivestimento del cereale si sparge nell'aria, per poi depositarsi al margine, mentre i chicchi, sempre più puliti, si ammucchiano al centro.

Tali rievocazioni, svoltesi quest'anno il 6 e il 20 luglio, si muovono nella direzione della necessaria salvaguardia della memoria e di un bagaglio di cultura e di tradizioni che non va assolutamente perduto.

Ciò che siamo oggi è merito di ciò che siamo stati ieri.

Ad allietare gli eventi, con le loro voci in grado di trasmettere saperi ed emozioni senza tempo, i "Cantori della tradizione" di Galati Mamertino e Antonio Smiriglia. Forte e palesemente percepibile l'entusiasmo dei cittadini accorsi e dei numerosi bimbi presenti.

"Gli occhi guardavano cose mai viste e poi disse al vecchio con voce sognante: 'mi piaccion le fiabe, raccontane altre!'"

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