Recentemente restaurato e finalmente ammirabile nel suo intero splendore, il frammento del dipinto che Pablo Picasso realizzò nel 1921 per la scenografia dello spettacolo di Serjei Diaghilev, Cuadro Flamenco. “Il primo passo di quella che sarà la pinacoteca di Brera del futuro”, come afferma il nuovo direttore James Bradburne alla presentazione del dipinto, che è rimasto dal 1975 nei depositi braidensi.

L’obbiettivo è quello di ‘rimettere Brera nel cuore della città’ e la realizzazione del restauro dell’opera picassiana - frutto della collaborazione tra Borsa Italiana, impegnata nel suo progetto Finanche for arts, e Rtl 102.5, interessata alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale - ha segnato l’incipit di un percorso volto al raggiungimento di questo obbiettivo.

Il progetto Rivelazioni

Una sinergia suggellata grazie al progetto “Rivelazioni”, che mira al restauro di dieci lavori e ventuno affreschi di Brera, tra i quali appunto anche la tela del pittore spagnolo.

"La loge" (la balconata) sarà esposta nella sala XV della Pinacoteca, fino al 14 febbraio per poi tornare in deposito e lasciare spazio ad altre opere, secondo il criterio espositivo di rotazione che vede l’avvicendarsi negli spazi museali di diversi lavori. L’opera era stata concepita dall’artista per l’apparato scenografico dello spettacolo teatrale dell’inventore dei Ballets Russes, Serjei Diaghilev, messo in scena nel 1921 a Parigi e Londra.

Picasso e il teatro

L’idea di lavorare alla scenografia si affaccia in un periodo in cui Picasso mostrava un deciso interesse per la spettacolarità del mondo circense e la sua relazione con Olga, ballerina russa, deve aver ancor di più stimolato la realizzazione del progetto. Perfino il flamenco trovava spazio tra i suoi interessi grazie soprattutto alle sue origini malaghesi. Un motivo in più per riuscire ad ottenere l’incarico, in realtà già assegnato a Juan Gris, che con tanta determinazione riuscì a strappare.

Aver apposto, infatti, la sua firma in varie parti dell’opera testimonia l’importanza data dall’artista a questa committenza. Il suo nome compare su una natura morta posta al centro dell’opera e in tutte le parti dove sono presenti figure umane. Una realizzazione che ripropone artifici barocchi, caratterizzati dalla finzione del doppio teatro, con quinte dentro le quinte e un pubblico ad occuparne gli spazi illusionisticamente resi.

L'arrivo in territorio italiano

Il frammento arrivato in territorio italiano è uno dei tanti in cui Diaghilev decise di dividere la scenografia per venderla e ricavarne il denaro sufficiente all’allestimento di un nuovo spettacolo. Sfruttando, di fatto, la popolarità di Picasso e quindi le firme aggiunte sulle tele, riuscì a raggiungere il suo obbiettivo, portando il frammento di Brera a raggiungere prima la raccolta francese di Jacques Helft, poi il territorio italiano dove è rimasto dal 1976 grazie al suo acquisto da parte dello Stato Italiano, nel momento in cui passò per l’ufficio esportazioni della Soprintendenza.

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