I nostri tempi sono quelli della "crisi dei trent'anni", della fuga dei cervelli e della disoccupazione post-lauream. Eppure, pare che qualche caso si affanni a dare ragioneall'indimenticato Fabrizio De André: "Dai diamanti non nasce niente,/ dal letame nascono i fior." Perché proprio in quest'epoca è fioritaSimona De Salvo: "una delle voci più interessanti del panorama attuale", secondo il poetaDario Bertini(N.

a Legnano, 1988).

Simona è, da anni, una partecipante agli incontri denominati"Poesie al tavolino", che portano i versi al pubblico in un pub di Pavia. La De Salvo fa dunque parte di una generazione cherecupera la tradizione del caffè letterario per far vivere varie forme d'arte.Il 28 maggio 2016, al Black Bull Pub, Simona ha presentato la propria ultima pubblicazione:"La camiceria brillante dei miei anni"(Milano 2016, Marco Saya Edizioni).

L'autrice

Simona De Salvo(Fiorenzuola D'Arda, 1993) si è laureata in Filosofia presso l'Università degli Studi di Pavia. Attualmente, vive tra Pavia e Cremona, dove lavora come barista.

Una prima raccolta poetica, "La memoria", contenente testi giovanili, è stata pubblicata nel 2013 per i tipi di Sigismundus Editrice. Dal 2015, Simona è redattrice editoriale per la rivista indipendente di poesia e cultura"NiedernGasse".

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L'opera

"La camiceria brillante dei miei anni"è una raccolta concentrata e sobria. Si divide in sei quadri e un epilogo, lapidari e inamidati proprio come quegli anni che la De Salvo presenta. In un tentativo di attraversare il tempo, la poetessa li accatasta "come in un grande armadio di immagini, stipando le proprie epifanie per farle splendere altrove", come scrive Antonio Buxin quarta di copertina.

I primi versi proiettano il lettore in una camera d'albergo, tra l'odore estivo del mare e notizie di cronaca nera al televisore. Si respira "Quella sorta di odore pungente/dell'essere senza via di fuga./Dell'essere cresciuti troppo in fretta" (p. 5). Ma, presto, il vento adriatico farà sentire "la polarità continua tra vita e morte" (p. 6).

In mezzo al caos, all'alcool e alla luce elettrica del bar dove lavora, la De Salvo non può fare a meno di pensare alla vita come a qualcosa di grande e vibrante.

Glielo disse un senzatetto e lei l'ha riportato a pag. 9, prima di proseguire verso "L'aritmetica della pazzia" (p. 11).

Tra visioni e follie, il fantasma costante dell'opera è la poetessaAnne Sexton(Newton, 1928 - Weston, Massachusetts, 1974). Con lei, la De Salvo ha in comune il procedere per epifanie, per attimi fuggenti che svelano il senso della vita. Anche la Sexton, quell' "Anne" che ritorna a distanza di pagine, è uno di essi.

"Lei e il padre, abbracciati nella festa/erano due cigni solitari" (p. 34). Alla persona che deve "investire nei suoi anni", Simona ricorda un momento della vita della Sexton - che la poesia ha reso anche suo. Sempre alla poetessa statunitense pensa l'autrice, davanti alla "camiceria/brillantissima" (p. 38) dei propri anni: "...Anne./Nella grande casa stesa sul prato/di trifoglio, che faceva/ domande inutili a Dio e/alle stelle." (p. 39).

Quelle stelle sono definite da Simona "grandiose/ed inutili" (p. 34), ora che i suoi anni giacciono come un grembiule (più che come una camiceria) e devono imparare a non cedere alle illusioni. "Quel che voglio è chiaro, [...] attraversare i ponti,/fare lavatrici, amare,/baciarti i polsi/addormentarmi,/mentre la neve crolla e soffia lontano la luna/verso il centro dell'universo." (p. 71).

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