Il 23 settembre è notoriamente la Giornata della Visibilità Bisessuale, dedicata alla consapevolezza dell'esistenza di questo orientamento nella società umana. Questa ricorrenza, nel 2017, ha visto anche il Bi Visibility Day di Padova, manifestazione espressamente dedicata alla lettera B - una volta tanto, in primo piano, anziché parte di un più ampio Pride.

La data ricorda la morte di Sigmund Freud (6 maggio 1856 - 23 settembre 1939), padre della psicanalisi, nonché teorizzatore di una fondamentale bisessualità dell'essere umano (che sarebbe limitata, durante il suo sviluppo psichico, da vari fattori).

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Il Circolo Culturale TBIGL+ Harvey Milk di Milano, durante la settimana della Visibilità Bisessuale, ha (come sempre) dedicato un appuntamento al tema.

Si è tenuto il 26 settembre 2017, presso la sede dell'associazione "Il Guado". Il titolo era: "Le nuove prospettive sociali della visibilità bisessuale". Era presente il presidente Nathan Bonnì: responsabile, insieme a Monica Romano e a Laura Caruso, della svolta "non binaria" e "trans-bisessuale-centrica" del circolo. Coordinatori della serata sono stati soprattutto Davide Amato, che cura le tematiche B in seno al Milk, e Leonardo Meda, membro di GayStatale Milano.

I bisessuali (non) esistono?

Gli interventi dei coordinatori e quelli dei presenti hanno fatto emergere la questione della bifobia (= rigetto nei confronti della bisessualità) e delle sue forme. Esse sono essenzialmente tre: 1) disgusto verso i bisessuali accompagnato da omofobia; 2) nessuna omofobia, ma presenza di bifobia; 3) negazione dell'esistenza dei bisessuali, bollati come "confusi" o "indecisi".

La bifobia è legata a un'idea rigidamente binaria della relazionalità umana ("o ti piacciono gli uomini, o ti piacciono le donne").

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Essa cominciò a essere messa in crisi dal celebre Alfred Kinsey (1894-1956), che rilevò variazioni intermedie tra etero e omosessualità, nel comportamento umano. La sua scala fu ampiamente integrata da Fritz Klein (1932-2006): psichiatra americano, da non confondere con il nazista omonimo, una più complessa griglia.

La questione della bifobia

Nonostante queste scoperte, la bifobia non è ancora una questione archiviata. Il "Bisexuality Report", pubblicato da ILGA Europe nel febbraio 2012, distingue ancora alcune sue manifestazioni.

A pag. 4, vengono esposte: l'esclusione e/o la marginalizzazione delle tematiche bisessuali dall'agenda delle associazioni LGBT; gli stereotipi negativi (promiscuità, ambiguità, maggiore rischio di malattie, disponibilità illimitata, pericolosità per le relazioni altrui, infedeltà cronica...).

Ciò è emerso anche dagli interventi e dalle esperienze personali dei partecipanti all'incontro del Milk. Il medesimo rapporto che abbiamo citato sottolinea la depressione e finanche il suicidio indotti dalle esperienze di bifobia vissute, talora interiorizzate.

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A ciò si aggiunga la scarsa ricerca scientifica sulla salute fisica delle persone bisessuali. In Italia, l'opinione pubblica continua a mettere in primo piano soprattutto gay e lesbiche.

La bisessualità in Italia

In Italia, parlare di bisessualità in pubblico (e non solo) continua a dimostrarsi difficile. Lo dimostrano fenomeni come il "Bus della Libertà", attivo proprio nel periodo dedicato alla visibilità bisessuale: la cui libertà è, essenzialmente, quella di "difendere i figli" dalla "confusione voluta dal mondo LGBT" (ovvero, dalla possibilità di mostrare la realtà relazionale per quello che è, e non nel modo binario ed eterosessista in cui è concepita abitualmente).

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Le nuove generazioni sono comunque abituate a una visione del mondo ampia, grazie a Internet. Il problema è l'enorme mole di informazioni senza sintesi critica. In lingua italiana, siti già strutturati sono "BProud" e "Bisessuali italiani". Lo scopo dell'informazione sull'argomento è mostrare l'inadeguatezza dell'alternativa "etero-o-gay" e l'importanza della percezione personale dei sentimenti, rispetto al comportamento intimo.

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