Fa ridere, fa piangere, fa polemizzare: è il nuovo spot che pubblicizza i Buondì della Motta. Il marchio ha infatti puntato sull'effetto shock e sul meccanismo delle "ultime parole famose": vecchio, ma sempre efficace. Peccato che sembri averla fatta un po' troppo grossa, stavolta. Perché lo scherzo comporta (oibò!) lo sterminio di una famiglia.

Giardino ampio e soleggiato, una bella casa sullo sfondo e una mamma perfettina che sistema fiori sulla tavola. Arriva la bimba, altrettanto perfettina, e domanda la merenda alla madre con una tiritera di attributi ("che coniughi la leggerezza alla golosità...").

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La genitrice scuote impeccabilmente il capo e le risponde che non esiste niente del genere: "Possa un asteroide colpirmi, se esiste..." Ehm, come non detto. Stessa scena col papà belloccio, in un altro spot.

Ma sarà adatta ai bambini?

Come accade quando si tratta di televisione in orari "frequentati", la questione principale sono i bambini. Sarà il caso di mostrare loro uno spot con genitori così trucidati? Se ne sta preoccupando l'AIART, l'Associazione Italiana Ascoltatori Radio e Televisione: una ONLUS fondata nel 1954 per opera dell'Azione Cattolica.

In questo periodo, le sono arrivate molte segnalazioni riguardanti il cattivo gusto dello spot. Il presidente stesso avrebbe registrato nel figlio di cinque anni reazioni negative, davanti alla brusca morte della madre nella storiella. Da parte dell'AIART, si prospetta dunque una comunicazione all'Istituto di auto-disciplina pubblicitaria, all'Agcom e alla stessa RAI.

La morale della storia

Eppure, pare che le ultime parole (non famose) siano ancora da dire. Perché, dietro ogni storia immorale, ci sono prurigini che chiedono attenzione.

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Cosa c'è dietro lo scherzo pesante dei Buondì? Qualche sito vi ha visto un'ironia verso la categoria dei produttori di merendine, costantemente alle prese col dilemma "salute o piacere" - in modo assai poco filosofico.

Ma è riscontrabile anche una parentela con un racconto di Saki, pseudonimo dello scrittore inglese Hector Hugh Munro (1870-1916). Il brano è "Quando le fiabe cominciano ad annoiare" ed è incluso ne "L'insopportabile Bassington". In treno, uno scapolo incontra tre bambini accompagnati dalla zia, che sembra incapace di intrattenerli.

Colpa delle fiabe della virtuosa signora, fiacche e dolciastre come lei. Lo scapolo prende in mano una situazione e racconta ai piccoli una storia che capovolge tutti gli stereotipi della letteratura per l'infanzia: a tradire la piccola protagonista saranno proprio le "medaglie della bontà" che porta appese al petto. Insomma, è la sua virtù a consegnarla alle fauci del lupo.

Anche qui, un finale brusco e diseducativo, che scandalizza la zia (ben rappresentativa di un'intera pedagogia). Allo stesso modo, possiamo dire che lo spot incriminato è il rovesciamento del filone "famiglia del Mulino Bianco", ormai proverbiale.

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Già i bambini di "Pancreas.Trapianto del libro Cuore", a firma di Giobbe Covatta, pregavano il buon Dio di travolgerla con una piena.

Perché la perfezione stucchevole (diciamocelo) stufa. Stufa gli adulti non meno dei piccoli, anche se non sono forse così pronti ad ammetterlo. Sembra fatta apposta per rinfacciarci i nostri smacchi, i nostri battibecchi, le nostre fatiche a ottenere qualunque cosa sia serenità e ordine. La famigliola dei Buondì è odiosa, con la sua aria di perenne superiorità rispetto all'umanità. Solo quei benedetti asteroidi, sotto sotto, riescono a renderla interessante.