La notte del 10 agosto è tradizionalmente considerata la notte delle stelle cadenti. Ma quest'anno il vero spettacolo è atteso tra l'11 e il 13 agosto, dopo le 2 di mattina, quando le lacrime di San Lorenzo, grazie all'azione gravitazionale di Giove e alla discrezione della Luna, raggiungeranno un picco inusuale. Secondo Bill Cooke, esperto NASA di meteoriti, "invece di vedere le consuete 80 Perseidi all'ora, quest'anno se ne vedranno da 150 a 200 all'ora". Quindi tutti con il naso all'insù, gli occhi strizzati e un buon numero di desideri da snocciolare mentalmente: ci sono buone probabilità di poterne esprimere qualcuno.

Polvere di stelle

Le Perseidi sono lo sciame meteorico della cometa Swift-Tuttle che la Terra si trova ad attraversare in agosto nel suo viaggio attorno al sole.

Devono il nome al fatto che il loro radiante, cioè la porzione di cielo da cui sembrano provenire, si trova vicino alla costellazione di Perseo, nell'emisfero settentrionale. Non stelle, quindi, ma piuttosto polvere, minuscoli frammenti cosmici della dimensione di granelli di sabbia. Nello spazio le meteore viaggiano a più di 200 mila chilometri orari ma quando entrano nell'atmosfera terrestre si infiammano, polverizzandosi e dando vita a fugaci quanto spettacolari scie luminose. Pur essendo le più popolari, le Perseidi non sono l'unico sciame meteorico cui si può assistere. Le Leonidi in novembre e le Quadrantidi in gennaio, per esempio, sono altrettanto intense ma meno osservate, sia per le condizioni atmosferiche poco favorevoli nei mesi freddi, sia per la collocazione del radiante.

Dalla caduta delle verruche alla nascita della vita

Nonostante l'osservazione del cielo sia nasca con l'uomo, le prime interpretazioni dei fenomeni celesti furono alquanto fantasiose.

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Aristotele vide nelle stelle cadenti dei fuochi che si accendevano in atmosfera, mentre lo scrittore latino Rutilio Palladio le collegò alla caduta delle verruche. Solo a fine Ottocento si giunse a un'interpretazione scientifica, con le osservazioni dell'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli che, rilevando la coincidenza delle orbite, dimostrò come gli sciami meteorici fossero associati alle comete. Oggi lo studio delle comete e delle relazioni tra la loro composizione e la materia interstellare contribuisce a far luce sull'origine del sistema solare. Fondamentale a questo proposito si è rivelata la missione Rosetta: lanciata dall'ESA nel 2004, ha studiato la composizione della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, individuandovi la presenza di quegli stessi organici responsabili della vita sulla Terra. Come l'acqua, che si presume sia stata portata dalle comete, nonostante la molecola rinvenuta in 67P/Churyumov-Gerasimenko sia diversa da quella terrestre, più pesante. C'è ancora molto spazio per la ricerca nello spazio. Noi intanto, nelle prossime notti, continuiamo a guardare le stelle.