7

Come ogni anno durante il primo fine settimana di settembre a Porto Empedocle – Vigata, città natale di Andrea Camilleri, si sono celebrati i festeggiamenti in onore di San Calogero Eremita.

Una festa unica nel suo genere in cui il simulacro del santo nero viene fatto passare dalle strade, mentre dai balconi si getta pane sui fedeli che lo raccolgono. Una ricorrenza religiosa secolare che in molti comuni siciliani, come anche in alcune zone della Calabria, è molto popolare raggiungendo una devozione che supera persino quella per i santi patroni.

La storia di San Calogero

San Calogero eremita secondo la tradizione era nato a Calcedonia sul Bosforo nel 466.

Durante un pellegrinaggio a Roma ebbe da Papa Felice III il permesso di poter vivere come eremita. Dopo qualche anno passato a Lipari, San Calogero si trasferì in Sicilia in una grotta su monte Kronio, poco distante dell’attuale città di Sciacca.

La tradizione sostiene che il religioso fosse un taumaturgo, con il potere di guarire i malati; questi erano nutriti dal pane che veniva elemosinato tramite i balconi per paura del contagio. Un'offerta caritatevole fornita dagli abitanti dei paesi attraversati durante la sua missione, mentre nel territorio imperversavano epidemie di peste.

Andrea Camilleri e San Calogero

Andrea Camilleri volle il fato che nascesse una domenica di settembre, proprio nel momento in cui il simulacro usciva dalla chiesa madre.

La mamma nel momento in cui il santo passava dalla propria casa, volle esporlo per farlo benedire, fu quindi dalla nascita che i due ebbero a conoscersi.

I migliori video del giorno

Nell’anima di Camilleri è rimasta una devozione paradossale sino ad oggi, data la circostanza che il famoso scrittore, inventore del commissario Montalbano, sia stato tutt’altro che un fervente praticante, ma anzi dichiaratamente non credente.

Molte delle sue opere non possono quindi che narrare la festa a lui tanto cara.

Così la descrive nel romanzo “la presa di Macallè”: “…Mentre padre Burruano inserrava la porta della sacrestia, Michilino principiò a firriare chiesa chiesa. Davanti la statua di San Caloriu si fermò a longo. Ogni anno la processione di San Caloriu passava sotto i finestroni della sò casa in un subisso, un tirribilio di vociate, priere, tammuriniate, scampanellate, marcette della banda comunale, mentri la gente dai balconi gettava chilate intere di pane tagliato a fette, su quelli che seguivano il santo e che pigliavano a volo…”. 

Ricordi indelebili che allo scrittore novantenne continuano a far rivivere la propria giovinezza, vissuta nella Vigata del primo novecento, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Ricordi che ancora oggi rivivono nella festa celebrata in questi giorni al grido dei fedeli: “evviva San Calò!”