Nelle sale cinematografiche è uscito "Io prima di te", tratto dall'omonimo libro di Jojo Moyes. Il film è diretto da Thea Sharrock ed ha come protagonisti Emilia Clarke e Sam Claflin. Lei è Louisa, "Lou", una ragazza che veste in modo eccentricoe lavora come cameriera in un bar. Quando rimane disoccupata, decide di accettare un lavoro mai svolto, quello di assistente ad un giovane quadriplegico, rimasto vittima di un incidente stradale due anni prima. Sam, il ragazzo appartenente ad una delle famiglie più ricche delle campagne inglesi di quella zona, è scontroso con lei e inizialmente le rende insopportabile il suo lavoro.

Lou ha bisogno di quei soldi, poiché il padre è disoccupatoe deve dare una mano alla famiglia.

Decide così di affrontare ogni giornata tentando di interagire con lui e anche se all'inizio non ha successo, non si scoraggia. Giorno dopo giorno entra in casa indossando i suoi buffi vestiti dai colori sgargianti,nell'assoluta incapacitàdi mascherare le emozioni che prova. Dopo diverse settimane, riesce finalmente a strappare un sorriso al giovane, che decide di aprirsi a lei e a conoscere meglio quell'insolita ragazza, così spontanea in ogni gesto che compie e così diversa da tutte le donne con cui aveva avuto a che fare sino quel momento.

Inizia così un percorso che per entrambi sarà fondamentale. Lou, grazie a Sam imparerà a credere in se stessa e Sam, grazie a Lou si sentirà di nuovo un uomo e non solo un paziente che si guarda vivere invece di vivere. Fino a qui sembra una storia come tante altre, ma ad un certo punto c'è la svolta. Louisa scopre il motivo del contratto di soli sei mesi stipulato con la madre del giovane: Sam ha deciso di andare in Svizzera, dove il Suicidio assistito è legale, per porre fine alle sue sofferenze e abbandonare per sempre quel corpo che non riconosce più come suo.

I sei mesi del contratto sonoil tempo che Sam ha promesso aigenitori prima di chiudere gli occhi per sempre, per liberarsi dal dolore che lo consuma troppo lentamente. Il finale è tutt'altro che scontato e quello che emerge da questo film, è la volontà di affrontare un tema delicato e molto discusso come il suicidio assistito, con un guanto di velluto. Non è facile, infatti, prendere posizione su un argomento simile con le dovute cautele che questo richiede.

Il film riesce a mescolare dramma e comicità senza mai essere irriverente. Durante tutta la pellicola ci si commuove ma si sorride anche e questo grazie alla figura stessa della protagonista, che con la sua mimica facciale riesce a trasmettere gioia e dolore, persino con la sola movenza delle sopracciglia.

Lo spettatore sorride e si immedesima nella storia agrodolce restandoincantato, almeno fino a quando capisce dove il film vuole andare a parare, ed è allora che rimane scosso e inizia a riflettere sul senso di tutto ciò che ha appena visto. Ilconsiglio è quello di andare al Cinema muniti di fazzolettini di carta; per le donne, è il caso di aggiungere, meglio usare un buon mascara waterproof.

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