È stato un successo di pubblico impressionante – ben 986,4 milioni di dollari nei box office di tutto il mondo – quello dell’atteso sequel di Alla ricerca di Nemo. Alla ricerca di Dory, però, non ha conquistato solo i portafogli degli spettatori ma anche i loro cuori, a giudicare dalle recensioni più che positive che ne hanno accompagnato l’uscita nei Cinema.

Se Dory ha così spezzato la regola aurea che vuole che i sequel siano sempre un po’ meno all’altezza delle loro puntate precedenti, la Pixar ha ricordato ancora una volta che anche un film per bambini può parlare agli adulti e può farlo con una leggerezza che non è mai inopportuna.

È una storia di diversità, quella di Dory, che avrebbe potuto essere lasciata sullo sfondo a far ridere con le sue esasperanti perdite di memoria e invece finisce per raccontarci che dietro c’è qualcosa di più, qualcosa che a volte fa persino piangere.

La trama in breve

È passato un anno dalle avventure di Marlin alla ricerca del figlio Nemo e ora la pesciolina blu Dory è di casa fra gli anemoni che circondano il Salto nel Blu. La tranquilla e un po’ bizzarra quotidianità dei tre protagonisti, però, sta per cambiare rapidamente quando, complice un cortocircuito di ricordi di proustiana memoria, Dory ha un inatteso flashback sull’identità dei suoi genitori.

È così che il pesce chirurgo più smemorato dell’Oceano Pacifico decide di partire all’avventura con in mente soltanto il nome del luogo in cui è nata, per andare alla ricerca dei genitori smarriti e ritrovare se stessa.

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E se Marlin e Nemo, naturalmente, l’accompagneranno in questo nuovo e lunghissimo viaggio, non mancheranno gli incontri con nuovi amici altrettanto nei guai ma sempre pronti a dare una pinna (o un tentacolo) allo smemorato pesce chirurgo.

A fare da sfondo all’avventura una cornice fiabesca e coloratissima, quella di un oceano che può farsi autostrada, parco coloratissimo o cimitero buio e spaventoso, con il contorno di una colonna sonora vivida, che sa accompagnare nel modo giusto i momenti più emotivi del film.

Sei personaggi in cerca di casa

Alla ricerca di Dory è un film coloratissimo e vivace, che sorprende non solo per la sua dolcezza ma per l’intelligenza con cui accompagna bambini e adulti in un’avventura che non è soltanto un viaggio da un capo all’altro dell’oceano. Come Alla ricerca di Nemo aveva affrontato il tema di un complesso rapporto padre-figlio e dell’accettazione di se stessi, senza lasciarsi limitare dai propri difetti, il sequel incentrato sulla pesciolina Dory parla di famiglia ma parla anche di ritrovare le proprie radici, per sapere dove si vuole andare e trovare il proprio posto nel mondo.

E se la malattia di Dory non è usata come un escamotage per strappare facili risate e diventa invece un punto di forza di una protagonista che si fa quasi eroina di una storia tragica, è altrettanto diversificato il cast di comprimari che accompagnano il pesce chirurgo nella sua avventura fra lo sconfinato oceano e gli ambienti claustrofobici costruiti dagli umani. Dal polpo Hank, traumatizzato da pessime esperienze in mare aperto, allo squalo-balena Destiny, a cui la miopia impedisce di riconoscere gli ostacoli in tempo, al beluga Bealy, incapace di ricominciare a usare il suo ecolocalizzatore naturale, tutti i personaggi hanno bisogno di guardarsi dentro e scendere a patti con i loro limiti e ognuno di loro imparerà a farlo anche grazie al coraggioso esempio di Dory.