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Milano - Nei giorni in cui l'attenzione dell'opinione pubblica è rivolta tutta a quanto sta accadendo nel Centro Italia, è iniziata sabato scorso un'interessante mostra sui terremoti che durerà fino al 30 aprile 2017. Il Museo di Storia Naturale, dopo il successo riscontrato sui vulcani, stavolta ne propone una altrettanto interessante sui terremoti. Un tema quanto mai di strettissima attualità, alla luce dell'interminabile sequenza sismica che dallo scorso 24 agosto sta letteralmente cambiando anche la geografica dell'area compresa fra Norcia  ed Amatrice, dopo aver provocato ingentissimi danni al patrimonio culturale ed architettonico. E' infatti notizia di oggi che dalle rilevazioni satellitari è emerso che il fortissimo sisma di domenica scorsa (con Magnitudo 6.5) ha provocato lo spostamento verso ovest di Norcia di 30 centimetri, mentre la vicina Castelluccio addirittura di 70.

Segnale evidente che il movimento della faglia che attraversa quell'area che dell'Appennino in cui confinano ben tre regioni (Lazio, Marche ed Umbria) è stata sottoposta ad un forte stress.

Mostra sui terremoti al Museo di Storia Naturale

I meccanismi che generano tali fenomeni sono ben raccontati nelle sette sale del Museo dove è possibile anche capire come si sia passati dalla Pangea all'attuale conformazione dei continenti, attraverso lo studio delle faglie e delle potentissime forze che dal cuore della terra possono provocare anche morte e distruzione, così come abbiamo imparato a conoscere. Un vero e proprio viaggio nel tempo, nel quale è possibile anche ammirare le prime pagine che il quotidiano "Il Corriere della Sera" ha dedicato ai più terribili terremoti che, partendo da quello di Messina, hanno devastato da Nord a Sud intere aree del nostro paese.

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Sino ad arrivare a quello di 4 anni fa che ha colpito duramente l'Emilia Romagna. 

Mostra sulla storia dei terremoti

Ampio spazio è dedicato anche alla prestigiosa tradizione sismologica del nostro paese, in cui sono stati sperimentate le prime macchine per la rilevazione dei movimenti tellurici così come attestano gli studi di Giuseppe Mercalli (autore dell'omonima scala che ne misura l'intensità sulla base degli effettivi distruttivi su cose, persone e manufatti) e del suo allievo, Giovan Battista Alfano che ha costruito il primo sismografo custodito presso l'Osservatorio Vesuviano. A questa importante eccellenza vantata dal nostro paese, non è mai però corrisposta - e qui parliamo delle note stonate - una vera e propria cultura della prevenzione. Una gravissima pecca che scontiamo ogni volta che un Terremoto (non necessariamente della stessa forza che ha colpito l'Irpinia nel 1980 o l'Umbria, il Lazio e le Marche negli ultimi 2 mesi) di media intensità colpisce il nostro territorio, provocando seri danni alle strutture degli edifici che spesso e volentieri risultano essere stati costruiti non rispettando le norme antisismiche (come sapere se sei in una zona a rischio).

La negligenza della politica

Un ritardo colpevole, provocato anche dalla colpevole negligenza della politica che - oltre le parole di circostanza - non si è mai preoccupata seriamente di affrontare un fenomeno con cui, volenti o nolenti, siamo costretti a convivere. Un atteggiamento che invece è parte integrante ad esempio dei giapponesi che sin da bambini sono educati a come gestire i momenti in cui si viene colti di sorpresa dai movimenti della terra, con dotazioni e strumenti ad hoc che possono anche aiutare a salvare la vita.