Fin dal suo esordio, il cantante statunitense bruno mars ha sempre dovuto fare i conti con l'ombra del "Re del pop" Michael Jackson, in quanto secondo il parere di molti ne sarebbe il legittimo successore. Tuttavia, a contendersi lo scettro ci sarebbero anche Justin Timberlake e Usher.

Domani, 18 novembre, sarà finalmente pubblicato il suo terzo lavoro discografico, dal titolo "24K Magic"; un disco omogeneo e breve - sì molto breve - con appena 9 brani presenti nella tracklist: "24K Magic", "Chunky", "Perm", "That's what I like", "Versace on the floor", "Straight up & down", "Calling all my lovelies", "Finesse" e "Too good to say goodbye".

Si tratta di canzoni che non apportano nulla di nuovo sulla via del "principe del pop" - se così possiamo chiamarlo - tra funk e pop, e ballate da "taglio della torta" nei peggiori matrimoni del "Boss delle cerimonie".

I trentatré minuti del disco passano senza lasciare traccia, una sensazione che non sorprende, visto che il primo singolo omonimo aveva già lasciato pochi dubbi sul fatto che Bruno Mars, per il suo lavoro della consacrazione, non si sarebbe scostato più di tanto dal genere che ormai non si schioda dal sound degli anni Settanta misto a funk neanche poi tanto moderno.

Il disco della consacrazione che non fa il suo dovere

Così si può recensire in breve questo disco, dicendo che sicuramente piacerà ai più affezionati, i quali apprezzano il lato più leggero di Bruno e le canzoni che non riescono a far venire voglia di ballare, mentre potrebbe non convincere chi si aspettava qualcosa di più maturo, anche un leggero cambio di rotta rispetto al sound dei dischi precedenti.

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Del resto Bruno Mars può osare, ha la voce e il talento, insomma ha tutte le carte in regola per poterci regalare un disco che possa, fra decenni, essere considerato un classico. Forse non è il momento giusto; alle volte il disco della consacrazione non esiste, ma è costituito da tanti piccoli passi, in questo caso di album che, mattone dopo mattone, creano la strada per il successo.