E’ in corso dal 12 ottobre fino al 15 gennaio alla prestigiosa National Gallery di Londra una retrospettiva su un protagonista indiscusso del panorama artistico mondiale: Michelangelo Merisi noto come Caravaggio (1571-1610). Caravaggio viene definito dal Bellori nella sua opera, “Vite dei pittori, scultori e architetti moderni” (1664), quale attrazione magnetica per l’ensamble artistico dell’epoca poiché considerato ”l’unico vero imitatore della natura”.

La sua fama senza tempo lo porta nell’Olimpo degli artisti ai quali sono dedicate innumerevoli mostre sul piano internazionale, il suo stilema pittorico senza precedenti lo innalza super partes quale genio incontrastato.

Il suo talento rivoluzionario

Stimato come rivoluzionario nella sua poetica di raffigurare il vero senza filtro, stigmatizza la crudezza e la carnalità della vita, utilizzando modelli umani che non assurgono a ipotetiche effigi o ideali, ma rispondono a figure reali, esasperate nei loro accenti “veristi”.

Madonne come donne comuni, anzi rappresentate nella loro volgarità o frugalità, santi che appaiono modesti, terreni, ritratti in pose non mistiche, ma quotidiane. Le composizioni stilistiche caravaggesche sono dense di pathos e sovvertono i consolidati schemi visivi. L’artista compie un capovolgimento non solo prospettico e compositivo, ma anche di valori, equiparando il “terrestre” all’ideale.

Caravaggio e i caravaggisti

Le sue opere influenzeranno in modo assoluto l’habitus artistico dei pittori contemporanei e successori, dettando le regole per un nuovo modo di concepire e interpretare la realtà.

Proprio questo sarà il taglio dell’esposizione stabilito dalla curatrice, Letizia Treves, che sceglie di puntare sulla peculiarità del carisma pittorico rivoluzionario di Caravaggio che sarà monito per tutta la generazione successiva. Il filo invisibile che guida durante l’iter espositivo suffraga questi aspetti scenici dell’artista e sottende la sua contestualizzazione nell’entourage di pittori dell’epoca quali Mattia Preti, Orazio Gentileschi, Jusepe de Ribera, Gerrit van Honthorst, che ne saranno notevolmente influenzati.

In mostra quadri come “Cena in Emmaus” (1601), il “Fanciullo morso da un ramarro” (1594-5), vengono posti a raffronto con una ricca selezione di “caravaggeschi”, come Bartolomeo Manfredi e Georges de la Tour; grandi assenti saranno però Simon Vouet, Claude Vignon. Alla National Gallery fino al 15 gennaio una rassegna su Caravaggio che focalizza sul suo carisma con l’intento di deputarne l’indiscusso ascendente su tutta la poetica barocca a seguire.

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