Nel mercante di Venezia 3.000 ducati era il corrispettivo per una libbra di carne umana. Era il 1598, chissà se Shakespeare – quando scrisse la sua opera - avrebbe immaginato che circa 400 anni dopo il prezzo di una materia molto meno pregiata - gli escrementi umani - sarebbe arrivato a toccare cifra 275.000 euro. Eppure è accaduto. Chiaramente non si poteva trattare di scorie fecali comuni, quanto invece della famosa “Merda d’Artista” realizzata dall’iconico Piero manzoni.

Arte provocatoria

Manzoni, artista provocatore della seconda metà del 900 italiano, con una brevissima quanto folgorante carriera (morì a soli 29 anni), è autore di opere eccentriche il cui ruolo è sconvolgere o irridere la prospettiva del fruitore.

Tra queste opere merita di essere ricordata ad esempio “La base del mondo” (un semplice supporto capovolto, che avrebbe avuto la stessa funzione del titano Atlante), o “Respiro d’artista” (un palloncino in cui l’autore pare abbia semplicemente soffiato). Il carico ironico del Manzoni raggiunge però proprio con “Merda d’artista” l’apice della sua provocazione. Quest’opera prende forma (e – aggiungerei - sostanza) a partire dalla decisione dell’artista defecare all’interno di alcuni contenitori di latta: era il 1961.

Sulle scatolette si legge: “Merda d’artista; contenuto netto 30 g; conservata al naturale; prodotta e inscatolata nel maggio 1961".

Merda d'artista 300 volte più preziosa dell'oro

Si dà il caso che il 7 dicembre scorso una di queste famose scatolette sia stata venduta all’asta a Milano per la cifra esorbitante di 275.000 euro dalla casa d’aste milanese il Ponte.

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Conti alla mano, si tratterebbe di una vendita concernente un materiale pregiatissimo, essendo stata raggiunta – grazie alla vendita milanese - la cifra di 10.000 euro al grammo, ben più dell’oro (il prezzo degli escrementi sarebbe infatti circa 300 volte superiore a quello del prezioso metallo).

Onestà impone tuttavia una precisazione. Pare infatti che non vi sia alcuna conferma del fatto che il Manzoni abbia effettivamente defecato all’interno delle lattine che sono state vendute. La ragione è che nessuno ha mai aperto le scatolette che l’artista ha affettuosamente confezionato, a causa del rischio di perdita di valore nel caso di danneggiamento dell’opera. Non possiamo dunque che sperare che il facoltoso acquirente non rimanga deluso nell’ipotesi (remota ndr) in cui decida di aprire il misterioso contenitore, trovando qualcosa di differente rispetto a quello che era certo di aver acquistato: 30 grammi di purissima merda d’artista, e speriamo a lunga conservazione.