C’è già un trionfatore annunciato ai prossimi Oscar: con ben 14 candidature La La Land si conferma come l’asso pigliatutto nella prossima cerimonia degli Academy Awards, che si terrà il 26 febbraio a Los Angeles.

Mai nessun film ha raggiunto le 15 nomination, mentre sono fermi a 14, alla pari dell’opera di Damien Chazelle, anche Titanic ed Eva contro Eva. La pellicola, che omaggia il classico musical hollywoodiano, non ha di certo lasciato indifferenti i giurati. Molto distanti i concorrenti come l’outsider, ma adorato dalla critica, Moonlight di Barry Jenkins e il fantascientifico Arrival, diretto da Denis Villeneuve, entrambi arrivati a 8 candidature.

Ben 6 nomination per altri 3 candidati come miglior film: Lion, La Battaglia di Hacksaw Ridge e Manchester by the Sea. In tutto sono 9 i lungometraggi a gareggiare come miglior pellicola: oltre ai già citati ci sono Fences-Barriere, Hell or High Water e Il diritto di contare.

Oscar multietnici

Molti i primati anche per la massiccia presenza di afroamericani nelle cinquine. Dopo la polemica dell’anno scorso, quando sui social spadroneggiò l’hashtag #OscarSoWhite per protestare contro la completa assenza di candidati di colore,, quest’anno l’Academy si è voluta far perdonare, inserendo ovunque esponenti delle minoranze.

Con un record nella categoria della miglior attrice non protagonista dove sono ben in tre (Viola Davis, Naomie Harris e Octavia Spencer, che è anche la prima ad essere ricandidata dopo una vittoria) a far compagnia a Nicole Kidman, scampata alle polemiche per le sue dichiarazioni su Trump e Michelle Williams.

Ma non basta: Barry Jenkins è il primo afroamericano a ricevere la nomina sia come miglior sceneggiatore sia come miglior regista, mentre Bradford Young è il primo a ottenere una nomination per la miglior fotografia, quella di Arrival.

E non finisce qui: Dev Patel è il terzo attore di origine indiana a ricevere l’onore di una candidatura.

Un Oscar davvero multiculturale, con la francese Isabelle Huppert che raggiunge finalmente le sue celebri compatriote onorate in passato dall’Academy (da Catherine Deneuve a Isabelle Adjani), fino al primo film australiano candidato tra le pellicole straniere, Tanna di Martin Butler e Bentley Dean.

Non poteva mancare l’Italia: oltre a Fuocoammare di Gianfranco Rosi che gareggerà tra i documentari, appaiono anche i nomi di Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini, che hanno curato trucco e acconciature di Suicide Squad.

Vincitori e vinti

Infine vanno ricordati gli inossidabili che non mancano mai, come Meryl Streep, giunta alla sua incredibile ventesima candidatura per Florence Foster Jenkins: chissà se l’accorato discorso contro Trump pronunciato ai Golden Globes ha favorito la sua presenza. Altro grande primatista è Denzel Washington, nominato come produttore e protagonista del suo Barriere: raggiunge la quota record per un afroamericano di 8 candidature.

Ma ci sono anche coloro che sono rimasti fuori a sorpresa: la Amy Adams di Arrival , Annette Bening per 20th Century Women (considerato solo per la sceneggiatura), Hugh Grant (Florence Foster Jenkins) o Tom Hanks per Sully. E poi i film snobbati: da Silence di Martin Scorsese (solo una nomination per la fotografia) a Nocturnal Animals di Tom Ford (passa solo Michael Shannon che ruba il posto al collega Aaron Taylor-Johnson, che pure aveva vinto il Golden Globe per lo stesso film). E come non dimenticare Deadpool che sembrava lanciatissimo, salvo poi non rimediare nemmeno un contentino.