Manchester by the Sea è un film che va visto. Perché ha ottenuto sei candidature e vinto due premi Oscar? Anche. Perché ha incassato ad oggi oltre 36 milioni di dollari? Anche. Ma soprattutto perché racconta una vicenda che ha dell'incredibile e che si tramuta in una disgrazia di tale entità che il protagonista, dopo quel fatto, non potrà che ritirarsi nella sua solitudine e tirare avanti rielaborando il lutto.

Lo sviluppo del film

Lee Chandler vive all'inizio una vita monotona. Se ne sta solo a compiere ogni giorno lavori da idraulico e da tuttofare in un grande condominio di Boston, quando all'improvviso accade una tragedia.

Deve ritornare nel suo paese, Manchester by the sea, perché è morto di infarto il fratello amato da tutti. Lui viene nominato tutore amministrativo del nipote che ormai è un adolescente e vive la sua vita tra la scuola e storielle con due belle coetanee. Lee deve da ora occuparsi del nipote e dunque provvedere ad amministrare i suoi beni.

L'uomo dunque è costretto a lasciare Boston e a fare ritorno nella sua cittadina natale dove ritrova amici e parenti affettuosi. Il tutto fila liscio come l'olio se non fosse che durante il funerale ritrova la moglie, questa volta sposata con un altro e incinta di un nuovo bimbo. Il pubblico ancora ignora quello che è accaduto prima, non sa e neanche può immaginare la portata del dramma che si abbatte sul povero idraulico per un banale incidente.

La bravura del regista sta proprio nello sciogliere il gomitolo della vita di quest'uomo a poco a poco e nel mostrarci un innocente che il destino chiama a vivere un dolore più grande di lui.

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Il gomitolo si scioglie ma si intreccia anche, in quanto, nel tentativo di non andarsene da Manchester by the sea il nipote cerca la madre, ne accetta un invito a pranzo, si illude di poter ritornare a vivere con lei, ma costei a sua volta ha dei limiti enormi, che le impediscono di fatto di essere una buona madre. E Lee Chandler ritorna a occuparsi del nipote, a gestire la sua vita, ad aiutarlo a sopportare il dolore per la perdita del padre e ad assecondarlo in qualche suo desiderio.

Il gomitolo di queste due vite scorre lento e dei due, il ragazzo, grazie all'aiuto dello zio, si avvia verso una definizione positiva, mentre per lo zio è diverso. Lo zio non potrà fare null'altro, dopo aver sistemato tutto, che ritornare a Boston, a vivere la vita di uomo tuttofare. Il peso della disgrazia è troppo alto, lui deve andarsene. La capacità narrativa di questo grande regista sta proprio in questo, nell'aver colto quel punto di non ritorno, che in tragedie così grandi, conducono l'esistenza ineluttabilmente su altri binari. E lo fa con una colonna sonora di tutto rispetto, con l'adagio in sol minore di Albinoni.