È attiva, fino al 28 luglio, presso Palazzo Sant'Elia, in Via Maqueda, a Palermo, la mostra di pittura di O'Tama Kiyohara Ragusa, pittrice che, alla fine dell'800, per amore del marito siciliano, si trasferì in Sicilia, intitolata "O'Tama e Vincenzo Ragusa. Un ponte tra Tokyo e Palermo"

Antologia di un amore

La mostra, a cura di Maria Antonietta Sparato, organizzata dalla Fondazione Sant'Elia, rappresenta una fusione multietnica e polistilistica tra l'arte orientale ed il Liberty italiano, ma con un tocco più delicato, profumato di eleganza, raffinatezza e di quel fascino tipico ed unico delle terre del Sol Levante.

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Le opere sono numerose, circa 130, variegate e provenienti da decine di collezioni private o custodite presso musei e gallerie. Insieme, racchiudono i tratti stilistici della giovane giapponese che, per tali caratteristiche, fu la pioniera di una nuova corrente denominata "Giapponismo".

I colori sono tenui, delicati come un fior di loto, con cromie gradevolmente sfumate di rosa e nuance pastello. Un mosaico iridescente ed eterogeneo di influenze stilistiche che vanno dal rigido grafismo giapponese al più flebile naturalismo europeo che confluiscono e culminano in paesaggi mozzafiato, ritratti così realistici quasi a voler intrattenersi a dialogare col soggetto raffigurato, fiori così perfetti da coglierla ed apprezzarne la fragranza.

Le sculture di Vincenzo Ragusa, raffigurano bambini, uno mini ed elementi della cultura tradizionale giapponese perfettamenteintagliate e levigate, quasi viventi. Entrambe le espressività artistiche sono frutto di uno studio incentrato sull'apertura delle frontiere da parte del Giappone nei confronti dell'Occidente, fino a qualche tempo prima invalicabili.

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Un'apertura che si rivelò una vera e propria esplosione di creatività per gli artisti del tempo che portò l'Italia ed il Giappone a collaborare e ad I nfluenzarsi vicendevolmente, emancipandosi e accrescendo il bisogno di creare qualcosa di nuovo e ricercato.

Un elogio all'amore e all'unione che abbattono ogni barriera culturale, reale o fittizia, e che generano quel meraviglioso bouquet emozionale e sensoriale, dai contorni impercettibili, che profuma di tiarè, ylang ylang e zagara e che racconta una storia magica, emozionante di un ponte traslucido che unisce due mondi agli estremi, ma così vicini da potersi toccare ed amare.

La Terra dei Samurai incontra la Terra dei Paladini

Il primo "incontro" tra Italia e Giappone avvenne nel 1866 e fu festeggiato lo scorso anno (2016), in occasione del 150° anniversario con la realizzazione di un giardino in Via Praga, a Palermo, intitolato ad O'Tama Kiyohara. L'esposizione è stata patrocinata da:

  • Ministero dei Beni Culturali
  • Area Metropolitana e Comune di Palermo
  • Ambasciata giapponese
  • Istituto di Cultura Giapponese di Roma
  • Associazione Sicilia-Giappone
  • Fondazione Whitaker
  • Assemblea Regionale Siciliana
  • Società Siciliana di Storia Patria
  • GAM di Palermo e Messina
  • ANISA
  • Associazione Settimana delle Culture
  • Museo delle Civiltà "Luigi Pigorini"