Vittorio Sgarbi, neo assessore alla cultura della Regione Sicilia, è più polemico che mai con la politica culturale del Comune di Torino che tiene i suoi Musei Reali chiusi a Natale. Ha appena fondato, con Giulio Tremonti, il partito Rinascimento, che fin dal nome evoca questo periodo. Precisando, però che è un movimento civile più che politico.

Gli ha risposto per le rime la storica dell'arte, Enrica Pagella, direttrice del Polo reale che comprende Palazzo Reale, Palazzo Madama, Giardini Reali, Biblioteca Reale, Armeria Reale, Galleria Sabauda collocati nella zona di comando dei Savoia in centro città. "Nella nuova Galleria sabauda nella manica lunga di Palazzo Reale si inaugura una mostra sui maestri fiamminghi, da Wan der Weiden a Van Dick, da Caracca a Gaudenzio Ferrari, da Jan Bapteur a Hans Memling".

L'orgoglio rinascimentale piemontese

E alla rivalutazione del Rinascimento piemontese punta anche la politica della Regione Piemonte con le mostra su Mantegna, Michelangelo, Polidoro da Caravaggio, Leonardo, Raffaello e Tiziano.

Artista cresciuto nella bottega casalese del padre Defendente, Gudenzio Ferrari è uno degli artisti che ha dato di più al Piemonte, dedicandosi all'arte sacra tra Novara, Vercelli, e Varallo Sesia.

Sebbene l'autoritratto di Leonardo da Vinci sia custodito all'Armeria Reale, che fa l'orario di mezza giornata a Capodanno, Torino non è mai stata centro dell'arte rinascimentale, perché divenne capitale del Regno solo a metà 1500 con Emanuele Filiberto, detto Testa di ferro. quando quest'arte aveva già dato i suoi frutti migliori.

Una mostra sul genio fiorentino alla Reggia di Venaria, sede del G7 a fine dello scorso settembre, ha registrato il record assoluto degli incassi degli ultimi anni, confermando una rivalità, da derby, tra la residenza di caccia alle porte della capoluogo e la vera e propria corte sabauda.

Il re guerriero che si era distinto come comandante nelle Fiandre, al soldo di Carlo V, portando gli spagnoli a sbaragliare i francesi a San Quintino, prima di costituirsi la sua sontuosa corte in stile borgognone a Palazzo Reale, andò dapprima a vivere nel Duomo rinascimentale, esempio unico di questo stile. Si trova dietro alla Cupola della Sindone che sarà completata dopo l'estate.

Ma l' educazione di Emanuele Filiberto era avvenuta nei Paesi Bassi spagnoli, dove era stato ritratto da Tiziano e da Caracca, che volle come pittore di corte nella sua nuova capitale sull'esempio degli altri re cinquecenteschi. Lui, guerreiero a cavallo campeggia in Piazza San Carlo, scolpito dal Marocchetti, monunmento conosciuto come il Caval 'd brons.

Il gotico internazionale

Tuttavia il Rinascimento artistico sabaudo si afferma lentamente. Intorno a Emanuele Filiberto ci sono artisti fiamminghi, che vengono dai liberi comuni tardo gotici di Casale, Chieri e Saluzzo, dove era già al lavoro il fiammingo Hans Klemer, noto per aver splendidamente affrescato la chiesa di Elva, la perla della Val Maira.

Erano centri rigogliosi per il commercio con il Nord Europa, quando Torino è in mano ai francesi. Tornando a casa, questi mercanti e banchieri fecero conoscere le bellezze artistiche fiamminghe in comuni dove già sono all'opera Giacomo Jacquerio e Jean de Prindall.

Nasce così il gotico internazionale che informa la cultura subalpina più del Rinascimento fiorentino. E' un'arte sacra che non ha ancora la vitalità nordica che raffigura personaggi elegantemente vestiti, ma dall'espressione malinconica sullo sfondo di città portuali, ferventi di traffici.

L'attività principale di re Emanuele Filiberto rimane il mestiere delle armi. Per il suo valore è riconosciuto e rispettato presso le principali corti europee. Ora il suo nemico è Guglielmo Gonzaga che ha inglobato il Marchesato del Monferrato, con cui ingaggia una guerra per avere la ribelle Casale.

Da qui parte un'altra storia raccontata nel libro "La strada del fiammingo" che sarà presentato lunedì al Centro studi piemontesi. Racconta il viaggio dell'artista Dinant sur Meuse dall'internazionale e ricca Anversa ai microcosmi monferrini dove incontra la colte figlia di Guglielmo Caccia, detto il Raffaello del Monferrato.