La casa editrice Centoautori denuncia l'inventore di Ricciardi e de I Bastardi di Pizzofalcone: “Maurizio de Giovanni ha ceduto i diritti inerenti 4 racconti, acquistati e pubblicati dalla casa editrice Cento Autori, anche ad altri. In pratica, uno stesso testo è stato utilizzato per confezionare due Libri posti in vendita da Cento Autori sin dal 2009 e da Rizzoli a partire dal 2015”. Lo ha affermato Pietro Valente, presidente della casa editrice di Villaricca, nel corso della conferenza stampa organizzata per annunciare l'avvio di un'azione giudiziaria nei confronti dell'autore della saga del commissario Ricciardi e della casa editrice milanese.

“Il comportamento di De Giovanni – ha aggiunto l'avvocato Guido Giardino, che cura gli interessi della Cento Autori – ha causato un rilevante danno economico a una piccola casa editrice, che tra mille difficoltà si batte per il riscatto sociale e culturale dell'area a nord di Napoli”.

La vicenda trae spunto dalla pubblicazione, da parte della Rizzoli del volume “Il resto della settimana”, all'interno del quale ben 119 delle 293 pagine di testo sarebbero riprese di sana pianta dai racconti “Juve-Napoli 1-3. La presa di Torino”, “Ti racconto il dieci maggio”, “Miracolo a Torino, Juve-Napoli 2-3” e “La lunga storia del gol più bello del mondo” che la Cento Autori aveva inserito nel volume “Storie Azzurre”. Testi i cui diritti erano stati ceduti - attraverso un regolare contratto - da Maurizio De Giovanni alla casa editrice presieduta da Pietro Valente per la durata di dieci anni, a far data dal gennaio 2009.

Risposta velata dello scrittore su Facebook

De Giovanni, gioviale e sempre disponibile non si è fatto attendere, scrivendo sul suo profilo Facebook una risposta generica, e criptica. "Dicono che io sia piuttosto generoso, rispetto almeno alla media di quelli che, con la scrittura, arrivano a una certa visibilità. Nel senso che, ogni volta che posso, do volentieri una mano a scrittori emergenti, case editrici in difficoltà o a belle iniziative sociali e di beneficenza. Lo faccio a titolo pienamente gratuito e contro il parere di chi mi sta vicino, che vorrebbe mi risparmiassi un po' per la salute personale e per non sentirmi dire che 'sto sempre in mezzo', etc,.. Non credo sia generosità. Preferisco avere attorno affetto e benevolenza, mi piacciono i sorrisi e preferisco l'amore al risentimento. Fino a prova contraria voglio bene alle persone, e adoro quando le persone vogliono bene a me. A volte però i fatti danno ragione a chi mi sta vicino; e ti arrivano coltellate nella schiena proprio da quelli ai quali hai dato il maggior aiuto e il più grande sostegno, portandoli fuori dall'anonimato a costo di sentirti dire che sei un autolesionista folle.

Colpa mia, immagino. E tutto si risolve, perché ci sono avvocati bravissimi che faranno in modo che questi piccoli, inutili personaggi debbano pentirsi amaramente, molto molto amaramente, di aver dimenticato cosa sia la gratitudine".

La parola adesso passa ai tribunali civili.