Giovanissima (ha solo 24 anni), ma con un gran futuro davanti a sé. Si chiama Arianna Lughi e nella vita è un truccatrice, ma il suo lavoro va "oltre il trucco fine a se stesso" come ci racconta a noi di Blasting News. Infatti, la sua specializzazione è il trucco prostetico, ovvero degli effetti cosmetici avanzati realizzati grazie all'utilizzo di protesi.

Dopo gli studi realizzati presso il Liceo Artistico di Brera e il diploma conseguito all'Accademia del Teatro alla Scala di Milano, Arianna è attiva in questo ambito, sia dal punto di vista cinematografico che teatrale.

Attualmente è impegnata nello spettacolo L'Esorcista, in scena al Teatro Nuovo di Milano fino al 10 novembre. Di seguito l'intervista esclusiva concessa a Blasting News.

Come nasce la sua passione per il trucco prostetico?

La mia passione per il trucco prostetico nasce all’età di 13 anni, quando per caso creai una spaccatura sul mio occhio con della cera. Da allora questa passione è diventata sempre più viva.

Ho iniziato in modo amatoriale a creare piccole protesi, cercando fonti sul web. L’obiettivo era quello d'imparare a ricreare la realtà, documentandomi attraverso i film e le serie televisive.

Per raggiungere il suo obiettivo professionale ha dovuto frequentare dei corsi di studio specifici?

Mi sono iscritta e ho frequentato il corso di “Special Make Up” all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, che mi ha formato dandomi le basi di cui necessitavo, anche se il lavoro vero lo si impara “sbagliando fuori dal laboratorio accademico”, quando ci si rende conto dei veri tempi di lavorazione e di commissione.

Il trucco prostetico, soprattutto applicato nell’ambito teatrale, è molto più complesso del “semplice” make up, perché bisogna tenere conto di parecchie cose. Quanto lavoro e studio c’è dietro per prepararsi a realizzare il tutto?

Il trucco prostetico è molto complesso. Ci chiamano truccatori ma il nostro mestiere va ben oltre il trucco “fine a se stesso”. Gli effetti speciali devono colpire e creare emozioni altrimenti non avrebbero senso.

Nel cinema si ha tempo di curare al meglio i dettagli, ma nel teatro questa tempistica non esiste e bisogna dare spazio all’impatto visivo studiando il trucco e le tecniche, sia per la velocità di applicazione, sia per la resa finale. “Tenere un trucco” in protesi per un attore teatrale, inoltre, non è facile: potrebbe dare fastidio, ma soprattutto provocare sudore, che è una conseguenza inevitabile degli spettacoli in teatro e che rende sempre le cose molto più complesse.

Nel trucco prostetico si lavora molto con stampi, silicone e via dicendo. Come nasce, per esempio, la riproduzione di una maschera?

La creazione di una maschera è tutta opera di laboratorio. Si parte con la presa del calco del soggetto che viene trattato, in modo da essere reso adatto a scolpirci sopra con la plastilina. Finita la modellazione si stampa la figura e ci possono essere diverse tecniche e diversi materiali con cui farlo.

Infine, ricomponendo lo stampo negativo e il calco in positivo si stampa la maschera nel materiale più congeniale. Sono molte ore di lavorazione (parliamo di giorni e di settimane di lavoro) e possono sempre esserci imprevisti anche semplicemente legati alle temperature degli ambienti in cui si lavora: il silicone rallenta la sua catalisi in ambienti freddi e la riduce in quelli caldi. Questo è solo uno dei tanti punti da tenere in considerazione quando si lavora in questo settore.

Attualmente è una delle make-up artist dello spettacolo “L’Esorcista” e tra le tante cose si occupa del trucco della protagonista Regan MacNail (interpretata da Claudia Campolongo). In media, quanto tempo occorre per prepararla prima della messa in scena?

Il trucco di Regan MacNail è molto semplice e molto complesso allo stesso tempo. Semplice perché sono piccole protesi, complesso per le tempistiche che abbiamo per applicarle. Le protesi sono state realizzate exnovo in laboratorio da me e da Roberto Mestroni (attualmente insegnante dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano).

Abbiamo realizzato in silicone le arcate sopraccigliari che scendono fino agli zigomi, mentre le altre ferite sono in bondo, un diverso materiale che viene incollato su carta tattoo rendendo più veloce il trasferimento delle protesi sul viso dell’attrice. Il tempo che abbiamo per incollare le due protesi in silicone e i sette tagli è circa di 10 minuti, il tempo dell’intervallo, calcolando però che Claudia deve anche cambiarsi. Verso la fine del secondo atto abbiamo l’ultimo cambio che rappresenta il trucco più corposo e avviene durante un semplice cambio di scena, mentre l’attrice deve indossare un’imbracatura.

In camerino, infatti, siamo tantissimi, chi aiuta Claudia a mettersi l’imbraco, chi l’aiuta a vestirsi e noi che nel frattempo le applichiamo le ultime ferite, in tutto abbiamo circa un minuto prima che lei rientri in scena. Tutta adrenalina ovviamente.

Dopo l’esperienza con L’Esorcista, cosa c’è nel futuro di Arianna Lughi?

Adoro questo mestiere e mi auguro di continuare la mia collaborazione con teatri, affiancando professionisti che possano aiutarmi a crescere professionalmente. Ho apprezzato e sto tutt’ora apprezzando moltissimo la messa in opera dell’Esorcista: aver avuto l’opportunità di lavorare con gli artisti che compongono questo team è stata un’emozione davvero unica.

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