È uscito “Solo cose belle”, il nuovo singolo di Nicolas Bonazzi, cantautore bolognese che nel 2010 esordì nella sezione “Giovani” del Festival di Sanremo con “Dirsi che è normale”. Il nuovo brano, prodotto da Federico Nardelli (già al lavoro con Gazzelle e Ligabue) è caratterizzato da un sound deciso a tinte solari e atmosfere indie-pop. Di questo e molto altro Nicolas ha parlato a Blasting News.

Il nuovo singolo

Ciao Nicolas. Come stai vivendo questo inizio d'autunno?

"Grazie! Ne soffro abbastanza perché sono un animale estivo. L'estate, per me, è una fonte di energia che mi serve per andare avanti nei mesi invernali.

Arrivo a febbraio con un'energia bassissima, poi a marzo la luce aumenta e si comincia a sentire che tutto sta cambiando, un segno di speranza. I mesi più belli sono maggio e giugno, perché – come si dice – l'attesa del piacere è sé stessa il piacere".

Hai definito il tuo nuovo singolo “Solo cose belle”, uscito da pochi giorni, una “filastrocca contro la negatività”. È nato come reazione rispetto ad un periodo negativo e drammatico come quello che stiamo vivendo?

"No, è nato prima della pandemia di covid-19, ma mi è sembrato attualissimo in un momento come questo perché fotografa molto bene un bisogno che noi tutti condividiamo. È un augurio che faccio a me stesso. Sentivo il bisogno di avere nel mio repertorio una canzone che fosse lì per cambiare il mood, sintonizzare il tutto su un'onda positiva.

È nata con la voglia di muoversi e di ballare. È una sorta di contro-tormentone verso questa ondata di latino e raggaeton, generi di cui ogni anno siamo vittime e non si capisce come mai. È un pezzo leggero ma il testo dice anche delle cose “pesanti”. Chi canta sembra una persona quasi depressa che deve auto-convincersi che arriveranno cose belle".

È un brano autobiografico?

"No, la canzone è nata osservando un'amica che non riusciva a staccarsi da situazioni sentimentali negative e continuava a sfogarsi con me. Mi trasmetteva negatività e capivo quanto fosse esclusivamente una sua responsabilità se si ritrovava sempre nello stesso circolo vizioso.

Siamo noi stessi i responsabili del nostro stare bene. Certo, siamo molto bravi a dare consigli ma metterli in pratica diventa difficile. Io ogni giorno ci provo e mi applico. “Solo cose belle” è un “mantra”, un rituale magico senza magie. Ci fa capire che servono costanza e volontà giornaliere per sintonizzarsi su orizzonti positivi. Dobbiamo imparare a vedere la positività nelle cose che abbiamo, senza soffermarci su ciò che non siamo o non possediamo. Può sembrare banale ma avevo bisogno di dirmelo e di cantarlo".

La canzone si apre con una sorta di suono Om, di uso comune nello yoga.

"Sì, vuol dire: “concentriamoci, manteniamo la calma, respiriamo profondamente e decidiamo che buttiamo via tutto quello che non va, tenendo solo le cose belle”.

Questo brano mi sta dando soddisfazione perché molte persone mi scrivono per dirmi che hanno trovato il loro nuovo mantra!".

Pratichi yoga?

"No, non ancora. Lo terrò per una fase diversa della vita".

Un nuovo sound musicale

Questa canzone segna un restyling del tuo sound. Cambiamento che soddisfa un bisogno personale, oltre che artistico?

"Il bisogno era totale anche da questo punto di vista. È bellissimo scriversi le proprie canzoni con chitarra e piano, ma quando le proponi al pubblico, devi avere un orecchio sul linguaggio del suono che c'è in giro. Oggi questo linguaggio è cambiato, non è più quello di 10 o 20 anni fa. Vengo da una scuola “pop classica”, ma sentivo il bisogno di fare un restyling totale.

Ho dato la caccia a Federico Nardelli, produttore che stimo tantissimo. Gli ho mandato il pezzo ed ha accettato. È stato un grande onore".

Uscirà un nuovo album?

"Sto portando avanti altri pezzi con Federico e sto aspettando di capire quale sia la cornice giusta per proporli".

Per quale motivo sei conosciuto come “cantautore della sensualità”?

"Questa definizione nasce da qualche passaggio di alcuni brani del mio repertorio, che le persone ritengono un po' “spinto”. Effettivamente ci sono alcune strofe che, oggi, anche io percepisco così. Il “me” ventenne aveva un approccio più puro nella scrittura e, all'epoca, non percepivo queste frasi come esplicite. È comunque una mia costante. Forse deriva dalla mia passione per la sociologia e la microsociologia.

Sono sempre stato portato a spiegare dinamiche come quella erotica".

Dieci anni di carriera

Sono passati dieci anni dal tuo esordio al Festival di Sanremo. Un bilancio?

"La mia vita è cambiata: da Sanremo in poi la musica è diventata un'aspirazione professionale seria, mentre prima era solo un hobby. Tante cose mi hanno messo gioia e tante altre avrei voluto si concludessero, invece non sono andate a buon fine".

Per esempio?

"Alcune collaborazioni con altri artisti oppure i risultati di alcuni brani, che speravo fossero successi e invece non li sono stati. La grande soddisfazione rimane comunque ricevere i messaggi di chi ascolta i brani e mi racconta quanto le mie canzoni sono state importanti in vari momenti della loro vita.

Persone che si fanno tatuaggi con le mie strofe. Cose bellissime, che ti fanno andare avanti".

Per concludere, qual è il tuo brano preferito in assoluto?

"Voglio rimanere legato al mood di “Solo cose belle”, quindi mando tutti ad ascoltare un brano di Vance Joy dal titolo “Saturday sun”.

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