La Fondazione Nicola Trussardi organizza nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano, dal 22 settembre al 25 ottobre 2020, la performance dell'artista islandese Ragnar Kjartansson intitolata "The Sky in a Room". Il progetto è assegnato alla direzione artistica di Massimiliano Gioni e prevede l'esibizione all'organo di cantanti professionisti che si avvicenderanno per eseguire il testo notissimo di Gino Paoli "Il Cielo in una Stanza".

Il brano sarà ripetuto in una versione più eterea e rarefatta ininterrottamente per sei ore, dalle 14 alle 20, secondo l'orario d'apertura della mostra alla quale si accede con prenotazione obbligatoria.

L'idea del singolare evento è nata a seguito del lockdown che ha tenuto chiusi in piccoli spazi milioni di italiani e l'intervento artistico è stato fortemente sostenuto dalla Presidente della Fondazione Beatrice Trussardi. La dimensione progettuale applicata dal 2003 è quella del "Museo Nomade" per la diffusione dell'Arte contemporanea in contesti molteplici e la riscoperta di luoghi insoliti o dimenticati. In questo caso la musica è l'elemento poderoso e liberatorio che incontra il cuore di Milano, con la sua storia segnata dalle pestilenze del 1576 e del 1630 e le descrizioni manzoniane, proprio del Lazzaretto, nei Promessi Sposi. Sullo sfondo c'è l'interpretazione del presente e la sua trasformazione in una risonanza e vibrazione che ricompongano e addolciscano lo sguardo intimo sulle cose.

La canzone che svela i caratteri dell'arte

Ragnar Kjartansson, nato a Reykjavik nel 1976, fra i più conosciuti artisti contemporanei, de "Il Cielo in una Stanza" dice: "È la sola canzone che svela una caratteristica essenziale dell'arte: la sua capacità di trasformare lo spazio. In un certo senso è come un "manifesto" concettuale che esprime il valore della trasfigurazione, lo sbilanciamento in un "oltre" sconfinato, proteso verso un Infinito e unito alla capacità di rischiarare la realtà.

Nelle pareti di una stanza si vedono alberi e cieli, forme di un potere creativo che solo l'amore e la musica possono dare". L'arte, dunque, celebra l'immaginazione ma permette anche un rapporto filosofico con il reale, ne estrapola orizzonti di senso che Kjartansson ricopre di una grande malinconia.

Dietro le quinte potrebbero intravedersi scorci di suggestioni leopardiane e, d'altra parte, il ghiaccio e la vulcanicità dell'Islanda, ispirarono il grande poeta di Recanati che scrisse il famoso "Dialogo della Natura e di un Islandese". La ricerca è in sè atto poetico e l'artista ideatore di "The Sky in a Room" nei suoi lavori mette insieme la musica, il teatro, la pittura, le arti visive, rifacendosi spesso a modelli della letteratura nordica del Novecento, fra i quali Tove Janson e Halldor Laxness.

La ripetizione suono dell'anima

L'arte in Kjartansson è anche una sensazione ipnotica data dalla ripetizione di gesti, movimenti, suoni. Le forme artistiche si effondono in universi sentimentali e la determinazione del protrarsi del medesimo gioco poetico (nota è la partecipazione alla Biennale di Venezia, alcuni anni fa, con un sestetto di ottoni che per sei mesi ha ripetuto in barca la stessa melodia) è il tratto distintivo delle composizioni ideate dall'artista islandese.

"The Sky in a Room" è stata originariamente promossa da Artes Mundi e dal Museo Nazionale di Cardiff e giunge a Milano dopo i mesi trascorsi nell'isolamento della quarantena. Si può considerare un memoriale contemporaneo, una orazione civile in ricordo dei mesi dolorosi che si sono dovuti affrontare a causa del distacco dai propri cari, dei lutti accaduti e della stessa lotta alla pandemia. "E' un progetto trasognato - ha commentato Massimiliano Gioni - ma la mostra non necessariamente deve essere vista poichè la sua eco si può interiorizzare come un accompagnamento ai nostri sogni, come una dolce nenia che ci sostiene in momenti difficili". "Le produzioni artistiche - ha infine affermato Ragnar Kjartansson - non devono essere limitate dal fatto che per gli organizzatori è meno semplice incontrarsi di persona.

Le tecnologie forniscono i loro supporti e la cosa più importante è continuare a lavorare sentendosi nell'abbraccio divino dell'arte".

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