Michele Bravi torna sul palco dell’Ariston per la terza volta con «Prima o poi», brano che porta al Festival di Sanremo e che fungerà da “testa d’ariete” di un nuovo progetto discografico in uscita prima dell’estate, seguito da un tour. Il cantautore, già affacciatosi sulla recitazione, la scrittura e la televisione (giudice ad Amici nel periodo 2023‑24), definisce il pezzo un “monologo interiore sul senso di inadeguatezza”, dedicato a chiunque si sia sentito almeno una volta fuori posto nel mondo.
Bravi spiega un cambiamento artistico nella sua carriera: “Le prime due volte a Sanremo sono andato con un mondo musicale molto definito, quello della ballata cantautorale; ora c’è un sistema teatrale di costruire, un atteggiamento cinematografico” nella scrittura armonica e lirica della canzone.
L’esecuzione dal vivo assume un valore ancora più cruciale perché “l’esecuzione live è il vero motore da cui è nato questo nuovo progetto”.
La performance e il video: teatrale, cinematografica, condivisa
Sul palco dell’Ariston, Bravi sarà accompagnato dal maestro Alterisio Paoletti – definito “genio italiano enorme”, noto per il lavoro con Céline Dion e David Foster – e l’orchestra non sarà un “tappeto musicale”, ma un dialogo continuo con la sua voce, portando teatralità nella performance.
Il videoclip è firmato da Ilenia Pastorelli, alla sua prima regia. Scritto e diretto da lei, ha permesso a Bravi di “trattare la canzone come non sua”, con un taglio meno didascalico, più stravagante, diretto e violento su una specifica parte dell’emotività che inizialmente era diluita nel brano.
Questo ha spinto l’artista a registrare nuovamente la traccia dopo aver visto il video. Nella veste visiva, prosegue la collaborazione con Mauro Balletti, storico fotografo di Mina, orientata verso una chiave più ironica, pop e “commediografa”.
Fragilità, ironia e proiezione verso un nuovo inizio
Bravi ammette di non esserne stato certo inizialmente: la complessa apertura armonica in minore lo rendeva un brano meno immediato per un palco come quello sanremese. Tuttavia, l’entusiasmo del suo “clan”, dai discografici fino alla madre – che nella chat di famiglia ha scritto “Hai scritto una bella canzone” – lo ha convinto.
In serata duetti, Bravi duetterà con Fiorella Mannoia in un omaggio a Ornella Vanoni, sottolineando il legame affettivo oltre che professionale: “Fiorella è un pezzettino del mio cuore”, racconta, ammettendo di averne apprezzato l’ironia, il cinismo e la passionalità dietro l’apparente distacco.
Il Festival diventa così l’occasione per avviare un progetto più ampio, non una “rinascita”, ma un continuum. Il disco, arricchito da ballate rilette in una nuova impalcatura e che comprenderà anche brani del passato, si trasformerà in una sorta di “commedia musicale” o “teatro‑canzone” pensato per il vivo.
Alla luce delle sue riflessioni, Bravi richiama l’importanza del raccontare la vita imperfetta: “Parlo della goffaggine del lutto sentimentale”, del sentirsi fuori posto, dell’imbarazzo che accompagna se stessi. In un mondo che esalta la rappresentazione ideale, lui sceglie l’imperfezione come autenticità.
In conclusione, il Festival non è solo esposizione mediatica ma strumento per avviare un “racconto” che ha più a che vedere con una visione artistica matura e narrativamente coerente che con la vittoria in sé.