Un ritratto intimo e profondo di uno degli artisti italiani più amati a livello globale: Andrea Bocelli si racconta nel documentario autobiografico Andrea Bocelli – Because I Believe. L'opera, diretta da Cosima Spender, sarà trasmessa in prima visione il 5 aprile alle ore 21.15 su Sky Documentaries e disponibile in streaming su Now, offrendo al pubblico uno sguardo privilegiato sulla sua vita.

Il film accompagna gli spettatori nella quotidianità del tenore, tra l'intimità della sua casa, gli impegni professionali, la serenità familiare al fianco della moglie Veronica e della figlia Virginia, e i grandi palcoscenici che lo hanno visto protagonista, dalle suggestive Terme di Caracalla a Roma al celebre Madison Square Garden di New York.

Attraverso un percorso narrativo coinvolgente, Bocelli ripercorre oltre sessant'anni di esistenza, dai primi anni segnati dall'affetto e dalla tenacia dei genitori, al periodo formativo nel collegio per non vedenti in Emilia-Romagna, dove a dieci anni sperimentò la sofferenza della lontananza dagli affetti più cari. La narrazione prosegue con le prime esibizioni nei piano bar, la svolta cruciale grazie all'incontro con Zucchero e la partecipazione al Festival di Sanremo, fino all'apice del successo planetario, suggellato dall'indimenticabile “Time to Say Goodbye”. Una frase in particolare sintetizza la forza di un'esistenza dedicata al canto: "La musica mi ha aiutato a vivere bene, a far bella la mia vita".

Nel corso del documentario emergono con chiarezza alcuni pilastri della filosofia di vita di Bocelli. "Mi sono sempre fidato di quello che il destino ha preparato per me", parole che aprono il film e rivelano la sua profonda visione esistenziale. Viene esplorata la sua passione innata per la musica, nata in tenerissima età, quando da neonato trovava conforto e silenzio nell'ascolto di un giradischi. Il suo legame indissolubile con la Toscana e con la lingua madre è un altro elemento centrale, così come la scelta consapevole di non trasferirsi a Milano o a Roma, pur avendo raggiunto un successo di portata globale. L'opera di Cosima Spender dipinge un artista di grande rigore professionale, ma anche un uomo che pone la famiglia al centro della sua vita, mosso da una passione incrollabile e autentica per l'arte musicale.

La sensibilità sonora: un elemento chiave del documentario

La regista Cosima Spender ha saputo costruire un rapporto di fiducia profondo con Andrea Bocelli, facilitato anche dalla condivisione delle origini toscane, un elemento che ha favorito un'intesa immediata. Bocelli stesso aveva espresso il desiderio di lavorare con un regista che comprendesse appieno le sue radici e la sua cultura. Spender ha pienamente soddisfatto questa esigenza, realizzando un progetto in cui la componente sonora assume un'importanza pari, se non superiore, a quella visiva. Il tenore aveva posto una condizione precisa: "lo dovrai rendere interessante da un punto di vista sonoro, perché io non guarderò nulla. Lo sentirò".

Questa richiesta, dettata dalla sua condizione di non vedente, evidenzia il bisogno di essere coinvolto attraverso il suono, proprio come accade a lui sul palcoscenico. Il documentario è stato dunque concepito e sviluppato tenendo conto di questa prospettiva unica dell'artista.

Oltre l'artista: la celebrazione dell'uomo

Il documentario guida il pubblico attraverso un percorso sia emotivo che cronologico, dagli esordi nel collegio per non vedenti ai momenti più rari e intensi sul palcoscenico, fino agli affetti familiari e alle relazioni significative con amici e colleghi, tra cui spiccano nomi come Zucchero e Caterina Caselli. Viene posto l'accento sul fatto che il suo successo "è iniziato quando per tanti finisce", sottolineando la sua straordinaria resilienza e determinazione.

La voce di Bocelli emerge non solo come un fenomeno vocale di rara bellezza, ma come una potente testimonianza di vita, capace di ispirare. Le parole con cui descrive il suo sogno giovanile di essere accompagnato da un'orchestra – "il sogno più grande" – diventano una metafora toccante di una realtà che ha superato ogni più rosea aspettativa. In definitiva, la musica si rivela come un elemento salvifico e trasformativo, capace di rendere la vita "bella" in ogni sua sfumatura.